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Progetti per una piccola Alfa
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Tutto sul padre dell' Alfasud
Rudolf Hruska
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Progetti per una piccola Alfa Romeo prima dell’Alfasud

Molte persone credono che l’Alfasud sia stata la prima Alfa Romeo di categoria inferiore a quelle che oggi sono chiamate automobili di classe media.
Già nel 1952 il cosiddetto “Progetto 13-61” andò vicino ad una tale realizzazione pianificando la costruzione di un veicolo di 750 cc. A quel tempo questo genere di veicoli economici era molto popolare in Italia. Giuseppe Busso, l’ingegnere incaricato, ideò un motore bicilindrico in linea raffreddato ad acqua che era la metà di quello della Giulietta dell’epoca che allora, con il suo motore 1300 cc, era ancora in fase di sviluppo. La Tipo 13-61 fu progettata con un motore disposto trasversalmente e freni a disco anteriori. Il progetto non fu mai effettivamente realizzato a causa dei costi ritenuti eccessivi dall’Alfa Romeo.




(Tipo 103)


Il secondo tentativo di disegnare una piccola Alfa Romeo prima dell’Alfasud fu la Tipo 103. Per raggiungere quote di mercato consistenti in un segmento in rapida crescita, fu pianificata una vettura di segmento inferiore alla Giulietta. Nel 1960 un primo prototipo venne completato. Aveva un motore trasversale di 1000 cc a quattro cilindri in linea con il classico schema Alfa Romeo bialbero a camme in testa. L’auto era equipaggiata con un cambio a quattro marce.
Con 52 CV a 5500 giri/min era in grado di raggiungere la velocità di 130 km/h. Secondo Luigi Fusi, grande cronista conoscitore dell’Alfa, furono costruiti tre motori. Il corpo vettura a quattro porte venne disegnato con l’intento di risultare relativamente spazioso e anticipare le linee della Giulia, in favore della quale il progetto fu sospeso. Il prototipo di colore blu e i numerosi disegni (anche sugli studi aerodinamici) sono adesso ospitati nel museo storico di Arese, in Italia. Guardando la Renault 8 si può notare una somiglianza con la Tipo 103. La spiegazione sta anche nel fatto che all’epoca della Tipo 103, Alfa Romeo e Renault cooperavano. L’Alfa, infatti, costruiva le Dauphine e le R4 destinate al mercato italiano.

 

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