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Il progetto Alfasud

Sette anni più tardi l’ingegner Giuseppe Luraghi intravide la possibilità di costruire una piccola auto capace di realizzare grandi volumi di vendita. La Tipo 13-61 e la Tipo 103 furono, però, destinate all’oblìo a causa di un tacito accordo tra Fiat e Alfa Romeo con il quale l’Alfa si impegnava a non costruire automobili di segmento inferiore a quello di Giulietta e Giulia, e la Fiat, d’altra parte, prometteva di non cimentarsi nella costruzione di auto sportive o berline dalle elevate prestazioni.

Giuseppe Luraghi decise, però, ugualmente di costruire una piccola Alfa Romeo e le cose procedettero in maniera molto rapida. Egli convinse il governo italiano a fornire un supporto economico, il quale accettò ma pose la condizione di costruire la nuova vettura nel sud del Paese per consentire di arginare l’emigrazione di giovani che, non vedendo davanti a sé stessi alcuna prospettiva concreta di futuro, si spostavano massicciamente verso il più ricco e industrializzato Nord Italia. La nuova automobile, pertanto, non sarebbe stata costruita né a Milano né nelle aree circostanti. L’Alfa Romeo optò velocemente per lo stabilimento Alfa Romeo Avio di Pomigliano d’Arco, vicino a Napoli. Su questa vecchia area di proprietà dell’Alfa iniziò la costruzione di un nuovo insediamento industriale per dar vita al progetto denominato Alfasud. La pista di atterraggio dell’Alfa Romeo Avio fu sostituita da una pista di collaudo per veicoli. 240 ettari e 300 bilioni di lire furono messi a disposizione dell’Alfa Romeo. Altri 60 bilioni di lire furono erogati per lo sviluppo della vettura. Il 6% fu reso immediatamente disponibile dal governo, un successivo 44% arrivò poco più tardi.Gli eventi si svilupparono rapidamente. L’Alfa Romeo si ritrovò a dover selezionare 15.000 operai per la nuova fabbrica a fronte di 130.000 richieste di assunzione. Ma i lavoratori del meridione non erano sufficientemente specializzati, pertanto l’Alfa Romeo dovette convincere parecchi operai del nord a spostarsi a Pomigliano d’Arco.

Gli imprenditori dovevano creare le condizioni migliori per il nuovo contesto che si era venuto a determinare. Nello stesso momento la dirigenza della Fiat si infuriò contro l’idea Alfasud. La Fiat vide una rottura all’accordo stabilito e cercò con ogni mezzo di fermare il progetto, immaginando perfino un furto di documenti da parte dell’Alfa Romeo. Numerosi dipendenti Fiat furono sospettati di tradimento e la Fiat provò a ritardare la produzione dell’Alfasud prospettando i rischi del piano industriale ai vertici del governo nazionale che nel frattempo erano cambiati.Gli eventi sembravano mettersi contro l’Alfasud, ma il progetto non fu interrotto; la Fiat considerò rotto l’accordo tacitamente stabilito e introdusse la Dino e la 130.

Con i suoi 27 tecnici specializzati (in parte reclutati dalla Fiat, in parte dall’Alfa Romeo) Rudolf Hruska, l’ingegnere designato al progetto fin dall’inizio, entrò nella fase cruciale dell’opera.

Con un attento piano di sviluppo, Hruska, inaspettatamente, riuscì a mantenere i costi del progetto a 276 bilioni di lire: oltre il 10% meno dei preventivati 300 bilioni. Durante il lavoro, l’ingegnere fu costretto a mostrare continuamente ai vertici del ministero delle finanze italiano le evoluzioni del progetto.

Alla fine, il lavoro di sviluppo si concluse in 48 mesi, che non sono da considerarsi tanti per la progettazione di un’auto completamente nuova (basti pensare alla Citroën DS).

I papà dell'Alfasud

Tutto cominciò dall’ufficio di Hruska a Milano, al quale collaboravano solo altre due perone. Successivamente, dopo la rapida conclusione della fase iniziale, al progetto furono assegnate numerose altre persone.
A Domenico Chirico (proveniente da esperienze all’Autodelta e alla Porsche) fu affidata la progettazione delle sospensioni. Giorgetto Giugiaro, che poco tempo prima aveva fondato l’Ital-Design, in collaborazione con Carlo Felice Anderloni della Carrozzeria Touring,
fu responsabile del design. Aldo Mantovani venne incaricato dell’ingegnerizzazione con l’assistenza di Carlo Chiti (capo dell’Autodelta), Carlo Bossaglia sviluppò il motore, l’ingegner Agazzano e Federico Hoffman (progettista delle sospensioni) completarono il team. L’Alfa Romeo voleva una vettura economica e dai costi di gestione contenuti che mantenesse, però, il carattere tipicamente Alfa Romeo. Così, lo staff di ingegneri iniziò a lavorare intorno ad un nuovo concetto di Alfa Romeo.
La maggior parte delle tradizionali caratteristiche doveva ritrovarsi a bordo. Per contenere il consumo di carburante lo studio dell’aerodinamica rivestì particolare importanza. L’obiettivo fu quindi quello di realizzare un propulsore a quattro cilindri dall’altezza contenuta in modo da permettere un disegno del cofano motore particolarmente basso. Per favorire l’abitabilità si scelse di adottare la trazione anteriore. Anziché tra sedile posteriore e vano bagagli, il
serbatoio benzina fu collocato sotto il divano posteriore (questa posizione favoriva anche la sicurezza in caso di incidente). Oggi questa disposizione si ritrova praticamente su tutte le auto ed è indice di quanto l’Alfasud fosse innovativa per i suoi tempi.

I problemi dell' ALFASUD


Stabilimento Alfasud Pomigliano d' Arco

Sul finire del 1967 lo sviluppo del motore fu terminato e il 10 luglio del 1968 iniziarono i test. Il corpo vettura fu ultimato in settembre e Rudolf Hruska potè compiere il primo test completo giorno 1 novembre. Contemporaneamente, a Pomigliano d’Arco nasceva la nuova fabbrica. Il primo veicolo completato lasciò l’Italia per essere testato in ogni condizione: dal freddo del circolo polare artico alle torride temperature del continente africano. Dopo numerose difficoltà (come la raccolta dei pomodori, tipica attività che impegnava i lavoratori destinati ad entrare nelle linee di produzione del nuovo insediamento industriale) che rallentarono il processo di completamento, il 29 aprile 1968 fu inaugurato lo stabilimento di Pomigliano d’Arco. L’Alfasud fu presentata al pubblico al Salone dell’Automobile di Torino del 1971, ma il 1° aprile del 1972, con la produzione in serie della prima vettura, gravi problemi si manifestarono in tutta la loro interezza. Scioperi, conflitti sindacali e ritardi di vario genere interruppero ripetutamente la produzione determinando una qualità quasi catastrofica della nuova automobile.La produttività era pessima. L’Alfa Romeo aveva pianificato l’uscita di 500 vetture al giorno dalle catene di montaggio, e successivamente si prevedeva di passare a 1000 unità. Ma questi numeri rimasero ben lontani. All’inizio della produzione si costruivano solo 70 vetture al giorno. Quando fu lanciata la “ti”, 78.000 “berlina” avevano lasciato lo stabilimento di Pomigliano a fronte delle 175.000 previste.

L’immagine dell’Alfa Romeo rischiava di affondare. Ogni Alfasud ultimata era peggiore della precedente. Il problema più grande era causato dalla ruggine che si manifestava diffusamente in tempi brevissimi. Si iniziò a prospettare una situazione simile a quella che affliggeva le BMW di allora (e altre auto di segmento superiore) che evidenziavano gravi carenze a causa della scarsa qualità delle lamiere provenienti dalla Russia.

Le speranze di Rudolf Hruska si rivelarono apocalittiche; la produzione fu interrotta più volte per via degli scioperi. Una volta, un addetto alla verniciatura si rifiutò di continuare a lavorare per via delle condizioni igienico-sanitarie. Così le carrozzerie rimaste ad asciugare furono subito attaccate dalla salsedine portata dal mare vicino. Furono 700 gli scioperi che interessarono la produzione. Per arginare il problema della ruggine si pensò di riempire tutte le cavità della carrozzeria con una speciale schiuma sintetica. Il risultato fu disastroso. Dopo un certo periodo di tempo l’acqua entrava nelle strutture trattate con la particolare schiuma che formava così una sostanza spugnosa che agevolava ancor di più la formazione della ruggine. Un concessionario tedesco rilevò il distacco del parabrezza già su alcune vetture trasportate sulle bisarche a causa di un’errata saldatura. Questo era solo uno dei più gravi problemi che affliggevano le prime Alfasud ed era ancora una volta imputabile ai metodi di lavoro approssimativi degli operai di Pomigliano d’Arco.
Fu deciso di migliorare il fissaggio del parabrezza, ma gli operai non recepivano l’accuratezza con la quale era necessario operare. Così la soluzione consistette nel fissare il parabrezza tramite una convenzionale guarnizione in gomma. Gli operai meridionali non avevano una sufficiente dimestichezza nella lavorazione dei fogli di lamiera. Per rimediare all’errore Hruska esaminò 14 vetture concorrenti, ma un inversione di tendenza sembrava impossibile. Per ottemperare all’economia l’Alfa Romeo aveva acquistato lamierati russi, ma a quel tempo nessun fornitore sembrava in grado di fornire elementi effettivamente inattaccabili dalla ruggine. I problemi comprendevano anche scricchiolii e rotture degli elementi in plastica
dei rivestimenti interni.

Durante l’evoluzione dell’Alfasud i metodi di produzione non furono mai validamente sviluppati. Fino al 1984, ultimo anno di produzione, l’Alfasud si rivelò un disastro commerciale sia per il governo italiano che elargiva 50.000 lire per ogni vettura venduta, sia per l’Alfa Romeo. Nonostante tutti questi inconvenienti, l’Alfasud è ancora un’ottima auto dagli innovativi contenuti tecnologici.

Confrontata con le concorrenti era una delle automobili meglio equipaggiate. L’Alfa Romeo introdusse il cambio a cinque marce nella dotazione di serie molto prima che questo comparisse sulle concorrenti europee.

 

Tutti i modelli dell'Alfa Romeo Alfasud

L'Alfasud è stata eletta "Auto degli anni Settanta" dalla rivista CAR

Con 1.017.387 unità, l'Alfasud (comprese ti, Sprint e Giardinetta) è una delle Alfa Romeo costruita nel maggior numero di esemplari.


Alfa Romeo Alfasud-Bimotore Ti

Il preparatore di questo modello davvero originale è il celebre Gian Franco Mantovani Wainer ben noto a tutti gli estimatori di Alfasud nonchè della velocità.. Una macchina senza dubbio originale e innovativa derivata dalla prima serie della Ti e che montava due propulsori; uno anteriore legato all'avantreno ed uno posteriore legato al retrotreno che assicuravano una trazione integrale in un epoca in cui le 4x4 non erano molto diffuse. Secondo lo stesso Mantovani la Bimotore era particolarmente indicata per la Targa Florio oltre che per il Rally Safari d'Africa;qui avrebbe dato filo da torcere alle indistruttibili Escort, Saab, Datsun e Peugeot. La presenza di due motori consentiva accelerazioni brucianti 0/100 in 8,2 secondi. Secondo alcune prove su strada l'auto in partenza dà l'impressione di "sollevarsi" sia anteriormente che posteriormente; unico difetto è la notevole rumorosità. La Bimotore fu protagonista poi di diverse situazioni; fu infatti chiesto dal politecnico di Genova al signor Mantovani il modello per studiarne le caratteristiche. Mentre la foto a lato si riferisce a quando la Bimotore aprì una gara automobilistica a Cortina D'AmpezzoIL DESIGN La linea della Bimotore è rimasta quasi completamente quella della ti serie 1 se non per alcuni particolari. La carrozzeria 3 porte rosso Alfa ospita le scritte bianche "Alfasud Wainer Bimotore" oltre a due linee dello stesso colore che attraversano la parte superiore dell'auto. Lo spoiler posteriore rimane distintivo del modello d'origine mentre quello anteriore non più in tinta ma nero è caratteristica della Wainer. La grande differenza dal modello base sta nelle prese d'aria laterali nere destinate a alimentare e raffreddare il secondo motore per la cui presenza si sono dovuti sacrificare i sedili posteriori. Infatti osservando l'auto anche dall'esterno è facilmente visibile il cassone scomponibile che ospita il propulsore.

LA MECCANICA Il modello preparato monta 2 motori boxer a quattro cilindri ciascuno. Ognuno di essi ha la cilindrata di 1186 cc, la potenza di 79 cavalli ed è dotato di un proprio carburatore a doppio corpo, un cambio ed una frizione; risulterebbe infatti difficile, pur utilizzando un unico comando, avere un solo cambio e una sola frizione per due motori così "distanti". Per ovvie necessità il posteriore è raffreddato da due radiatori con elettroventole a termostato poste vicino alle prese d'aria laterali. Comunque è possibile anche azionare un solo motore alla volta ma per la marcia entrambi devono girare.

L'ALLESTIMENTO La posizione di guida è la stessa del modello d'origine quindi con marcati caratteri sportivi, la strumentazione appare ricca ed elegante e presenta la particolarità di essere doppia per conoscere sempre le condizione di entrambi i propulsori. Tra i due sedili sono collocati su una plancia due bottoni per "selezionare" i motori che una volta girata la chiave si accenderanno.

Alfasud-Bimotore Ti

 

ALFASUD "serie 1" 72/79
ALFASUD TI " serie 1" 73/78
ALFASUD L 74/76
ALFASUD GIARDINETTA 75/81

ALFASUD SPRINT 76/79

ALFASUD 5 MARCE 76/77

 

Il primo modello di Alfasud, con la sua accattivante linea, fu presentato per la prima volta nel novembre 71 al Salone di Torino ed in seguito ufficialmente nello stabilimento di Pomigliano d'Arco, mentre le consegne iniziarono nel giugno 72. La celebre berlina Alfa Romeo segnò un epoca e probabilmente ha ispirato di recente vetture come la Seat Leon. E' semplice distinguere la prima serie dalle altre Alfasud; I paraurti metallici semplici sono il distintivo di un'epoca e si differenziano da quelli in plastica nera (come nella Super e nella serie 2) e da quelli muniti di rostri (come nella ti, 5 Marce e nella L), la fanaleria posteriore la distingue dalla seconda serie dove subirà un evidente restyling, le racchette dei tergicristalli sono inizialmente cromate. Nel 1974 queste ultime sono prodotte in nero opaco.

LA MECCANICA Il modello è equipaggiato unicamente con il motore boxer 1.2 da 63 cavalli, e con un cambio manuale a quattro rapporti. I freni sono tutti a disco e non servoassistiti e la massa a vuoto è di 830 kg. Nel giugno del 73 è introdotto il servofreno. Nel 74 il carburatore viene modificato permettendo il ricircolo della benzina.

L'ALLESTIMENTO Dispone di un allestimento interessante che presenta tra le altre cose un efficiente sistema di ventilazione. Il "pavimento" è ricoperto in gomma. Nel giugno 73 il modello viene aggiornato nell'allestimento con lunotto termico a richiesta, mentre a novembre il clacson viene sostituito da trombe. A richiesta: contagiri, accendisigari e appoggiatesta. Nel dicembre 74 si opta per la guida elasticizzata che riduce notevolmente le vibrazioni del volante.

ALFASUD "serie 1"

19 72/1979

 


 

IL DESIGN : Il termine ti si deve probabilmente all'introduzione nel 1953 della sportiva 1900 T.I. costruita per correre nella categoria Turismo Internazionale. Si suppone quindi che la sigla si sia mantenuta negli anni per indicare i modelli più sportivi. L'Alfasud ti ebbe grande successo, ne furono fabbricate tre serie più alcune versioni limitate (come la tis e la tix) ed alcune interessanti preparazioni (come la Wainer bimotore). Si riconosce da vari elementi: per esempio i doppi fari anteriori rotondi che sono un elemento classico di tutte le ti, il paraurti cromato con rostri anteriori e posteriori (che comunque si differenzia da quello della L e 5m per i rostri più corti) , una piccola appendice aerodinamica anteriore in tinta ed uno spoiler nero posteriore ma sopratutto la carrozzeria due porte. Alcuni modelli presentano una targhetta nera sui montanti posteriori che reca la sigla ti (sicuramente la ti del 73 ne è priva); inoltre la sigla ti che appare sulla targhetta posteriore nel 1973, non è più presente in altri modelli. La mia ipotesi prevede che nel 77 con l'introduzione del 1.3 entrambi i modelli o forse solo la seconda motorizzazione, presentino la targhetta sui montanti ma non la sigla ti accanto ad "Alfasud" sul retro.

LA MECCANICA La ti monta il boxer 1.2 68 cavalli alimentato da un carburatore a doppio corpo. Il cambio ha cinque rapporti e la velocità massima va oltre i 160 km/h. I freni sono a disco servoassistiti. Nel 1977 viene introdotta la ti equipaggiata con il motore 1.3 (1286 cc) da 76 cavalli della Sprint.

L'ALLESTIMENTO L'interno si è aggiornato rispetto al modello base del 73; il volante a tre razze è regolabile, "Il pavimento" è in stoffa, mentre la strumentazione comprende l'indicatore di temperatura del liquido di raffreddamento e l'indicatore di pressione dell'olio motore. Posteriormente i passeggeri potevano usufruire di deflettori.

ALFASUD TI " serie 1"

1973/1978

 


 

 

IL DESIGN Alla fine del 1974 inizia la produzione della versione L "Lusso" che verrà distribuita solo nel gennaio del 75. Il modello è dotato di un allestimento superiore che presenta paraurti metallici con rostri gommati, profilo cromato alla base delle portiere e sul bordo del cofano posteriore e naturalmente sigla L stampata sul retro. In Inghilterra la L prendeva il nome di SE (Special Equipment).

LA MECCANICA La Alfasud L monta il solito boxer 1.2 da 63 cavalli, mentre il peso ha raggiunto gli 865 kg a vuoto. Presentando le migliorie introdotte nel 73, il carburatore è migliorato con un sistema di recupero del carburante e lo sterzo è reso più confortevole diminuendo le fastidiose vibrazioni.

L'ALLESTIMENTO La L ovviamente ha un allestimento superiore per l'epoca. Vantava infatti: volante con impugnatura maggiorata, plancia imbottita centralmente, poggiatesta anteriori, sedili e "pavimenti" coperti in stoffa, vano portaoggetti chiudibile, portacenere nei braccioli delle porte posteriori, lavavetro elettrico, controllo luminoso del riscaldamento e a richiesta: contagiri.

ALFASUD L
19 74/1976


 


IL DESIGN Nel 1975 l'Alfa Romeo amplia la gamma introducendo la Giardinetta, una station wagon che segue le orme della Giulietta Promiscua e aprì la strada alla 33 SportWagon e la 156 SportWagon. Il disegno da familiare è ben riuscito anche se purtroppo il modello non ebbe molto successo tanto che venne messo da parte anzitempo. Le dimensioni aumentano, il peso raggiunge i 915 kg, la lunghezza supera i 3,890 m della berlina e la capacità di carico passa da 400 litri a 600/1300 a seconda che i sedili posteriori siano ribaltati. La funzionalità è stata molto curata dalla casa che ha provveduto ha dotarla di un piano di carico basso e privo di impedimenti. I paraurti sono cromati (in tutto simili alla berlina base). Dal 78 con l'uscita dell'Alfasud Super la linea viene adattata tra le altre cose con paraurti in plastica nera.

LA MECCANICA La Giardinetta venne motorizzata inizialmente con il solito boxer 1.2 da 63 cavalli e 4 rapporti. Nel 76 viene sostituito il cambio con uno a cinque rapporti. Nel 78 il motore viene sostituito con il primo 1.3 (1286 cc) da 68 cavalli (già adottato dalla Super tipo 901F e dalla ti serie 1), sempre nello stesso anno viene utilizzato il nuovo 1.3 (1351 cc) da 71 cavalli ottenuto dalla Super tipo 901F2.

L'ALLESTIMENTO La Giardinetta è equipaggiata come la L se si escludono gli appogiatesta anteriori. E' di serie il lunotto termico e il retrovisore sinistro mentre pannelli in legno ricoprono il bagagliaio

ALFASUD GIARDINETTA

1975/1981

IL DESIGN Come è accaduto per la ti anche in questo caso l'Alfasud eredita un nome glorioso, che fu utilizzato la prima volta per la 1900 C del 1951. L'idea era quella di effigiare la gamma con una coupè sportiva come era avvenuto in passato (per esempio con la Giulietta). Il design viene affidato a Giugiaro. Il modello non deve essere confuso con l'Alfetta GT (successivamente GTV) che in effetti può sembrare molto simile per certi aspetti. La carrozzeria è due porte, i doppi fari anteriori erano e sono ancora un distintivo di sportività. I paraurti sono cromati con protezione in plastica nera come nero è anche il montante centrale; il retrovisore sinistro è di serie. Nel 1978 l'introduzione dei nuovi motori dà l'occasione per introdurre delle piccole modifiche, per esempio gli indicatori di direzione laterali che passano da davanti (come nella berlina) a dietro le ruote anteriori.

LA MECCANICA Dal 76 al 79 si possono trovare ben tre motorizzazioni per questo modello: il vecchio e nuovo 1.3 e il 1.5. L'Alfasud Sprint monta inizialmente il propulsore 1.3 (1286) da 87 CV SAE (76 CV)¹ che per la prima volta viene impiegato. La velocità raggiungibile è di 165 km/h. Nel 1978 vengono usate le due nuove motorizzazioni impiegate per la ti "serie 2" con la conseguente uscita di scena del vecchio 1.3. E' disponibile il 1.3 (1350) da 79 CV e il 1.5 da 85 CV che raggiunge i 170

ALFASUD SPRINT

1976-1989



IL DESIGN La 5M è disponibile dal Luglio del 76. Esteriormente è molto simile alla L. Caratteristiche: paraurti cromati con rostri gommati, profilo cromato alla base delle portiere e sul bordo del cofano posteriore proprio come la Lusso. Inoltre si può osservare sui montanti posteriori una targhetta nera che reca la scritta 5M.

LA MECCANICA Il modello è equipaggiato sempre con il motore boxer 1.2 da 63 CV, ma le novità si notano nel cambio manuale a cinque velocità preso dalla ti, che dà qualcosa in più nelle prestazioni finali.

L'ALLESTIMENTO L'allestimento è sempre ereditato dalla L: "pavimento" ricoperto usando tappetini di stoffa anziché gomma, contagiri, poggiatesta anteriori...

ALFASUD 5 MARCE 1976

 

 

L'Alfasud Caimano venne presentata al pubblico contemporaneamente alla Berlina in occasione del 53° Salone dell'Automobile di Torino del 1971. Il disegno è di Giugiaro. Il pubblico rimase sorpreso dalle notevoli differenze estetiche dell'auto che pur condiveva il medesimo pianale dell'Alfasud. Sotto l'enorme parabrezza che si estendeva fino a tutta la parte superiore della vettura formando una sorta di cupola, trovavano posto due soli occupanti dinanzi ai quali si poneva un avveniristico cruscotto. L'accessibilità alla vettura si otteneva sollevando la cupola trasparente.


Il cruscotto alloggiava degli inediti strumenti di foggia rettangolare. Si trattava di tachimetro, contagiri, termometro acqua, manometro olio e indicatore livello carburante. Sotto era posizionata una serie di spie luminose. Il volante aveva due sole razze e somigliava a quello delle Ford Escort dei primi anni Ottanta. Guidatore e passeggero sedevano su sedili reclinabili. Se non brillava il sole il confort era piuttosto buono. Per via dell'assenza di un condizionatore d'aria le temperature nell'abitacolo della Caimano potevano diventare insopportabili in presenza di forte sole. Il motore era il boxer con potenza di 63 CV. Giugiaro avrebbe voluto disegnare un cofano senza alcuna piega, ma così non sarebbe stato possibile installare il boxer Alfa. All'accensione delle luci fuoriuscivano i priettori a scomparsa. Nella parte posteriore era ricavato un piccolo vano bagagli.
La Caimano era lunga 3920 mm, larga 1650 e alta 1090.
La Caimano si può osservare da vicino al Museo Storico Alfa Romeo di Milano.


CAIMANO

Nell'estate del 1983 l'Alfa Romeo ne presenta l'erede, l'Alfa 33 che, pur condividendo la meccanica della sua progenitrice, ha una carrozzeria interamente nuova. Nel 1984 l'Alfasud esce definitivamente dai listini. Sopravvive invece la Sprint, che rimane in vendita fino al 1989.

Fonte : tim's pages

 


 


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