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Le Competizioni dell' Alfa Romeo

Alfa P2 Campione del Mondo 1924

 

Alfa Romeo 8c Monza (1933) Vincitrice della MIlle Miglia

Al traguardo sono presenti 5 Alfa Romeo 8c Monza nei Primi 5 posti!

 

Tazio Nuvolari Campione del Mondo su Alfa 1750

tutto su tazio nuvolari

 

Alfetta 158 CAMPIONE DEL MONDO F1

1950 E 1951

Giulia TI


Buenos Aires 100 miglia (Argentina), 1974. Andrea Vianini in corsa su
Alfa Romeo Giulia TI Super Prima assoluta!!!
Sardegna (1965) corsa in salita.
Rodriguez su Giulia 1600 TI Super.

33 competizione



Pensata e nata per le corse la 33 competizione viene costruita anche in versione stradale. Il progetto 105.33 ( da cui deriva il nome 33) è fortemente voluto dall' allora presidente Giuseppe Luraghi per sostituire la TZ con un' auto di constrastare la Porsche nelle gare riservate allo sport. Il debutto sulla pista Junior di Monza sabato 7 gennaio 1967, è sfortunato : davanti ai notabili della Casa e a numerosi giornalisti , il pilota -collaudatore Teodoro Zeccoli mette due ruote sul ghiaccio a bordo pista, va dritto, effettua un looping perfetto e viene sbalzato fuori dalla vettura. Nulla di grave per lui ma la 33 è quasi del tutto bruciata. Da questa vettura ne deriva un' altra con carrozzeria Scaglione costruita in soli 18 esemplari . Dal 1973 viene montato il 12 cilindri BOXER con potenza che arriverà (nel 1975) a 500 cv !!!!!, adattato su un telaio a traliccio di tubi ( ecco perchè TT 12) . A fine carriera il motore con cilindrata ribassata a 2.1 litri sperimenta il doppio turbo con 640cv . Tra i successi spiccano la Targa Florio, la 6 ore di Watkins Glen e la 1000 KM di Brands Hatch ( 1971) e il Capionato Mondiale Marche nel 1975 e nel 1977.



Versione stradale della 33

 

ALFETTA TURBO-DELTA

Squadra che vince non si cambia. Fedele a questo motto l' Alfa decide di affidare a Giugiaro il compito di creare la linea di una coupè su base Alfetta. L' Alfetta GT del 1974 rimane uno splendido esempio di vettura sportiva. il segreto della linea a cuneo di Giuguaro sta nella formula a due volumi che qualche anno aveva adottato per l' Alfasud. Gli iniziali 122 cv a disposizione vengono ridotti a 118 a partire dal 1975. L' annno successivo arriva la GTV nelle versioni 1.6 e 2.0 . Nel 1979 l' Autodelta per conto dell' importatore tedesco assembla una ventina di esemplari con il V8 della Montreal e cilindrata 2.6 a iniezione. Nello stesso anno la GTV adotta il motore da 130 cv della berlina 2.0. Per i più esigenti viene studiata la versione TURBODELTA un bolide di 150 cv a 5500 giri costruito in 400 esemplari per ottenere l' omologazione in Gruppo 4 per i rally, questa auto monta il turbo KKK ( il primo su una vettura italiana a benzina di serie) le guarnizioni metalliche della testata e i carburatori pressurizzati. Nel 1980 cambiano i paraurti, lo spoiler anterioree le luci posteriori. Gioia per gli alfisti ecco la versione con motore 6 cilindri di 2.5 litri a iniezione Bosh L-Jetronic . raggiunge i 205 km/h con estrema facilità grazie ai 158 cv a disposizione. Sempre nel 1980 l' Autodelta realizza 200 esemplari con motore V6 di 3 litri 186 cv a 6700 giri destinata alle competizioni in Sudafrica

 




Bimotore Ti

Il preparatore di questo modello davvero originale è il celebre Gian Franco Mantovani Wainer ben noto a tutti gli estimatori di Alfasud nonchè della velocità.. Una macchina senza dubbio originale e innovativa derivata dalla prima serie della Ti e che montava due propulsori; uno anteriore legato all'avantreno ed uno posteriore legato al retrotreno che assicuravano una trazione integrale in un epoca in cui le 4x4 non erano molto diffuse. Secondo lo stesso Mantovani la Bimotore era particolarmente indicata per la Targa Florio oltre che per il Rally Safari d'Africa;qui avrebbe dato filo da torcere alle indistruttibili Escort, Saab, Datsun e Peugeot. La presenza di due motori consentiva accelerazioni brucianti 0/100 in 8,2 secondi. Secondo alcune prove su strada l'auto in partenza dà l'impressione di "sollevarsi" sia anteriormente che posteriormente; unico difetto è la notevole rumorosità. La Bimotore fu protagonista poi di diverse situazioni; fu infatti chiesto dal politecnico di Genova al signor Mantovani il modello per studiarne le caratteristiche. Mentre la foto a lato si riferisce a quando la Bimotore aprì una gara automobilistica a Cortina D'Ampezzo

IL DESIGN La linea della Bimotore è rimasta quasi completamente quella della ti serie 1 se non per alcuni particolari. La carrozzeria 3 porte rosso Alfa ospita le scritte bianche "Alfasud Wainer Bimotore" oltre a due linee dello stesso colore che attraversano la parte superiore dell'auto. Lo spoiler posteriore rimane distintivo del modello d'origine mentre quello anteriore non più in tinta ma nero è caratteristica della Wainer. La grande differenza dal modello base sta nelle prese d'aria laterali nere destinate a alimentare e raffreddare il secondo motore per la cui presenza si sono dovuti sacrificare i sedili posteriori. Infatti osservando l'auto anche dall'esterno è facilmente visibile il cassone scomponibile che ospita il propulsore.

LA MECCANICA Il modello preparato monta 2 motori boxer a quattro cilindri ciascuno. Ognuno di essi ha la cilindrata di 1186 cc, la potenza di 79 cavalli ed è dotato di un proprio carburatore a doppio corpo, un cambio ed una frizione; risulterebbe infatti difficile, pur utilizzando un unico comando, avere un solo cambio e una sola frizione per due motori così "distanti". Per ovvie necessità il posteriore è raffreddato da due radiatori con elettroventole a termostato poste vicino alle prese d'aria laterali. Comunque è possibile anche azionare un solo motore alla volta ma per la marcia entrambi devono girare.

L'ALLESTIMENTO La posizione di guida è la stessa del modello d'origine quindi con marcati caratteri sportivi, la strumentazione appare ricca ed elegante e presenta la particolarità di essere doppia per conoscere sempre le condizione di entrambi i propulsori. Tra i due sedili sono collocati su una plancia due bottoni per "selezionare" i motori che una volta girata la chiave si accenderanno.

 

 

"Una GTV6 per LOLE"




Carlos Lole dalla F1 all' Alfa. L' argentino di Santa fe divenata tester d'eccezione per Quattroruote nell'agosto 1981 provando la GTV 6 2.5 sulle strade del rally di Monte Carlo. " Certo che l' Alfa sa costruire bene i motori: - dice nell' occasione- anche questo 6 cilindri è un vero gioiello . E' prontissimo a ogni regime , ha molta potenza e un' elasticità insospettata. Anche il rombo lo trovo gradevole. E' una vettura sicura e perdona gli errori di guida anche quando il pilota sterza in modo non corretto o accellera quando non dovrebbe. Lo sterzo senza idroguida mi piace soprattutto nelle curve veloci, dove non occorre agire molto sul volante per mantenere la giusta linea
".

ALFETTA GTV 2.0 TURBODELTA GRUPPO 4

L'Autodelta aveva grandi progetti per l'Alfetta GTV: nel 1978 avrebbe corso la versione Gruppo 2, ma l’anno successivo avrebbe debuttato la versione sovralimentata, un’idea rivoluzionaria per quei tempi. Il manager Autodelta, l’ingegner Chiti, voleva svilupparla sfruttando le esperienze fatte nel mondiale Sport-Prototipi ’77 con la 33 SC Turbo. L’Alfetta GTV Gruppo 2 vinse con Pregliasco il titolo Turismo Gruppo 2 nel campionato italiano 1978, sconfiggendo le Opel, allora considerate imbattibili.Nel 1979 ci fu il debutto dell'Alfetta GTV sovralimentata, la Turbodelta, che nel frattempo era stata lanciata sul mercato in versione stradale. L’esordio avrebbe dovuto esserci nell’autunno dello stesso anno al Giro d'Italia, dove Pregliasco avrebbe dovuto fare coppia con Niki Lauda, all’epoca pilota della Brabham-Alfa di F.1. Sarebbe stato un esordio sensazionale ma la vettura non era ancora pronta e corse la solita Gruppo 2 ma senza Lauda.Il poco tempo rimasto a disposizione prima dell’inizio della stagione rallistica 1980, fu impiegato per continuare il lavoro di sviluppo affidato ai collaudatori Autodelta Teodoro Zeccoli e Giorgio Francia, affiancati dal pilota ufficiale Mauro Pregliasco.Il debutto avvenne a inizio febbraio, in Spagna, al Rally della Costa Brava. La Turbodelta con i suoi 280 CV e 1050 kg di peso, in complesso non era male ma l’affidabilità lasciava a desiderare: lo scambiatore di calore, infatti, non funzionava a dovere. La potenza a inizio gara c'era poi calava a causa delle elevate temperature di esercizio del motore. Questo era il guaio principale che affliggeva la Turbodelta, una vettura che aveva subito messo in mostra un potenziale elevato.

n Spagna, infatti, Pregliasco concluse terzo, mentre l’altro pilota ufficiale Alfa, Maurizio Verini, fu bloccato da un’avaria alla valvola wastegate. Al debutto, la Turbodelta era già vicinissima a vetture vincenti come Fiat 131 Abarth, Lancia Stratos e Porsche 911. Ciò era dovuto anche all’ottima distribuzione dei pesi, garantita dal motore anteriore e dal cambio posizionato posteriormente, che forniva alla Turbodelta un comportamento molto equilibrato.Nonostante le prestazioni, la Turbodelta presentò subito altri problemi. Ciò che rendeva poco affidabile questa Alfa da rally era anche l’impianto di alimentazione: il turbo, infatti, non era abbinato all’iniezione bensì ai carburatori che lavoravano in pressione. Quindi i raccordi in gomma telata (allora non esistevano quelli per l’alta pressione) non garantivano sempre una perfetta tenuta e spesso c'era benzina che trafilava.Anche il turbo diede dei problemi: dopo aver provato a lungo un prototipo della Spica, l’Autodelta scelse il KKK. Aveva un notevole ritardo di risposta, il famigerato "turbo-lag". I cavalli arrivavano intorno ai 4000 giri ma il turbo non andava mai in pressione. Così, al via delle prove speciali, il pilota era costretto a mettere la prima tenendo la frizione in presa e contemporaneamente doveva tenere ferma la macchina col freno. In questo modo la pressione di sovralimentazione saliva.In curva, invece, si frenava con il piede sinistro e con il destro si accelerava per non fare calare i giri della turbina e non perdere così potenza.A metà stagione la Turbodelta fu aggiornata nella meccanica. Fu installato uno spettacolare cofano motore tutto pieno di gobbe e feritoie: il rigonfiamento principale serviva ad ospitare la presa d'aria per lo scambiatore di calore. Le prese e le feritoie a far entrare aria fresca e a far uscire quella calda. Al Rally Targa Florio l’Alfa sfiorò la vittoria: Pregliasco, in lotta serratissima con il leader della gara, Vudafieri su 131 Abarth, uscì di strada proprio a causa della precedente uscita del suo avversario la cui 131 ostruiva il passaggio. Verini fu terzo.A questo punto la Turbodelta poteva dirsi competitiva. In Sardegna il motore della vettura di Pregliasco ammutolì per problemi alla centralina mentre per quella di Verini emersero ancora problemi di raffreddamento che non gli impedirono comunque di classificarsi al quarto posto e di passare in testa al campionato italiano.All'Elba di nuovo altri problemi all’impianto di aspirazione. Poi grande rimonta di Pregliasco fino in terza posizione. Ma durante una prova speciale la sua macchina prese fuoco. Verini avrebbe potuto concludere secondo, e sarebbe rimasto in testa all'italiano, se non si fosse rotto un semiasse.A quel punto della stagione, la Turbodelta continuava ad avere problemi di ogni genere. Si rompeva di tutto: la vettura non era curata come lo era stata l’Alfetta GTV Gruppo 2. Tuttavia, un po' per il suo aspetto, un po' per il turbo, era diventata la beniamina del pubblico. Il suo arrivo in prova speciale era preceduto da un fischio che si manifestava in rilascio ed era diventato la caratteristica saliente della Turbodelta. Il Rally "Quattro Regioni" fu un calvario per la vettura che concluse in settima posizione senza essere mai essere stata competitiva.AI Sabbie d'Oro, in Bulgaria, stessa sorte, con la Turbodelta di Pregliasco fermo per un sassolino entrato nella turbina e quella di Verini bloccata per la rottura di un condotto della benzina. Al team Alfa sembrava di aver toccato il fondo e invece la Turbodelta era pronta per la prima e purtroppo unica grande vittoria.Al Rally del Danubio, in Romania, il successo arrivò quasi per sbaglio: il motore della vettura di Pregliasco non andava per problemi di elettronica e il ritiro era ormai vicino.

Ma fortunatamente i meccanici Autodelta sbagliando strada incrociarono Pregliasco in difficoltà proprio dove non avrebbero dovuto esserci. Ripararono il guasto e la Turbodelta vinse! A Ypres, in Belgio, ci fu il doppio ritiro con Pregliasco subito in testa ma costretto allo stop per problemi ai freni.Nel rally successivo, in Polonia, la Turbodelta fu competitiva: 100 chili di peso in meno, nuovo scambiatore di calore. La vettura era davanti alla Porsche del pilota spagnolo Zanini. Ma anche qui un problema tecnico: la rottura di un tubo dell'olio fermò Pregliasco quando era secondo.Al rally di Madeira, Verini fa una grande gara e sfiora il successo: è in testa davanti alla 131 Abarth di Vudafieri ma un’avaria ai freni lo costringe dietro alla Fiat. Un secondo posto che va stretto.Al "Liburna" Pregliasco al comando. Poi secondo a un soffio dal fortissimo "Tony", prima di essere fermato dalla rottura di un semiasse. Poi venne il Rally di Sanremo, valido per il campionato mondiale, dove la Turbodelta vinse delle prove speciali davanti a tanti piloti fortissimi e al fuoriclasse tedesco Walter Rhorl. Così l’Alfa Romeo dimostrò a tutto il mondo le potenzialità della sua nuova arma da rally. Ma anche qui le due Turbodelta si ritirarono: quella di Verini s’incendiò, andando completamente distrutta, mentre quella di Pregliasco ebbe un’avaria alla pompa della benzina quando occupava la quarta posizione.Dopo il Sanremo sembrava che la squadra rally dell’Autodelta dovesse rafforzarsi per il 1981. Si parlava anche dell’arrivo di Giorgio Pianta, l’allora direttore sportivo dell’Abarth.Invece, dopo il terzo posto di Verini e il quinto di Pregliasco a San Marino, le Turbodelta concludono la loro carriera con un doppio ritiro al Rally di Monza. Pregliasco, in testa, rompe il motore e Verini sbatte fuori quando è primo.Poi l’Alfa Romeo, già impegnata a fondo in F.1, da’ l'annuncio dello stop ai rally. E la Turbodelta conclude così la sua breve ma promettente carriera.

 

 

GIULIETTA TURBO-DELTA 1977

Montava il 2.0 4 cilindri di 2 litri 170 cv con turbocompressore dell' ALFA AVIO appositamente modificato. la spinta in accellerazione è impressionante e si arriva subito ai 206 km/h . All' interno il bellissimo volante in pelle nera con al centro lo stemma dell' Autodelta. E' stata costruita in 361 esemplari

Alfa 75 Attività sportiva

La 75 Evoluzione che partecipa al Mondiale Turismo 1987 deriva dalla 1.8 TURBO. Auto stupenda: si passa dai 155 cv a oltre 280 per arrivare a 390 nelle versioni del 1991 . La 1.8 Turbo Evolzione allestita per il Campionato Turismo viene affidata a Laffite e Andretti. I risultati non sono come le aspettative: degno di nota soltanto il terzo posto assoluto a Silverstone alla 500 km con Francia- Schlesser. Nel 1988 l' Alfa contribuisce al rilancio del Campionato Italiano per vetture turismo schierando Nannini, Barilla e Larini conquistando alla fine due primi posti. Alla fine del 1988 la versione preparata per l' IMSA pilotata da Patrese riesce a tagliare il traguardo della nona edizione del Giro d' Italia.

75 IMSA

75 TURBO nel 1987

Salto acrobatico di Larini su 75 ad una gara del campionato italiano del 1989

 

Alfa 155 DTM

PRIMA ASSOLUTA NEL CAMPIONATO TEDESCO 1993 DTM

Piloti: Larini e Nannini

Alfa 155 V6 TI aspirato 450cv

 

Alfa 156 GTA RACING

Campione ETCC dal 1998 al 2002

Piloti: Larini e Giovanardi

Alfa 156 GTa 270cv

Alfa 156 GTa V6 24v
Versione stradale della GTa da corsa
Attualmente in vendita

 

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