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Storia dell' Alfa Romeo
ALFA ROMEO: UNA STORIA ITALIANA
dalla storia al Mito.....
a cura di Michele Antonucci

Segue un breve e chiaro excursus storico sull' Alfa Romeo dove si mette in evidenza, l'eccellenza tecnica, il patrimonio di immagine di questa prestigiosa marca che trasmette emozioni a differenza di tante "solite automobili" che non trasmettono nulla. Una storia italiana, caratterizzata dal coraggio e dall'ambizione di uomini che riuscivano a guardare molto più lontano rispetto ai loro concorrenti. Michele Antonucci
Leggi l'intervista rilasciata alla DE AGOSTINI clicca qui per leggere l'intervista >>>
MitoAlfaRomeo.com Nasce nel 2000 da una idea del Web Master Michele Antonucci, appassionato del Biscione, con l'obiettivo di raccogliere informazioni e notizie pubblicate dalle varie testate presenti sul web che riguardano l'Alfa Romeo. Nel corso di questi anni sono state raccolte informazioni sui principali modelli di auto commercializzati e non dall'Alfa Romeo, reperendo le informazioni prevalentemente sul web, citandone ovviamente la fonte e ringraziandoli per la collaborazione. Il tutto è stato fatto sempre senza alcuna pretesa, sono sicuramente presenti errori o imprecisioni sui modelli, benvengano quindi le segnalazioni.
Le immagini sono di proprietà dei rispettivi autori che ne detengono i diritti , sono utilizzate in questa pagina a scopo puramente illustrativo e senza trarne nessun fine di lucro
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GLI INIZI - Anni '10
L' ALFA (Anonima Lombarda Fabbrica Automobili) nacque ufficialmente il 24 giugno 1910. I proprietari erano imprenditori italiani che rilevarono la Darracq con il suo stabilimento al Portello (dove oggi sorge la Nuova Fiera di Milano).
A.L.F.A. diventa ALFA ROMEO - 1915 Lo scoppio della Grande Guerra accentua le difficoltà finanziarie dell'Azienda, che il 2 dicembre 1915 viene rilevata dall'ingegnere Nicola Romeo.Nello stabilimento del Portello, da lui subito adeguato alle esigenze belliche, si producono motocompressori, munizioni, lanciafiamme e motori per aeroplani.Con la pace è necessaria una nuova riconversione, che si rivela lunga e difficile.Questa volta,dalle officine escono trivelle,trattori e materiale ferroviario.
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Anni '20 - La P2 diventa protagonista nelle Corse
Soltanto nel 1920 nasce la Torpedo 20-30 HP ES, prima vettura con la nuova ragione sociale: Alfa Romeo. Proprio guidando uno di questi esemplari, il ventiduenne Enzo Ferrari arriva secondo alla Targa Florio. In quegli anni l'Italia,come altri Paesi europei,attraversa una crisi politica, sociale ed economica. Giorni di tensione per l'occupazione della fabbriche, la moneta si svaluta: il dollaro, quotato poco più di cinque lire nel 1914, sei anni dopo è salito a quasi 30. Nel 1921, crolla la Banca Nazionale di Sconto, che è il principale azionista dell'Alfa Romeo e di altre aziende. Deve intervenire il Governo, fondando l'Istituto per la sovvenzione sui lavori industriali.Nel 1923 l'Azienda presenta il modello RL che riscuote notevole successo e, condotto da Ugo Sivocci, conquista la prima delle dieci vittorie nella Targa Florio (oltre che il secondo e il quarto posto).Nella stessa gara, per la prima volta compare sul cofano il quadrifoglio, da allora simbolo delle vetture sportive della Casa, mentre al circuito del Savio, Ferrari riceve dalla famiglia Baracca l'emblema del Cavallino, che sarà poi utilizzato sulle vetture della sua scuderia.Del '24 è la P2, uno dei capolavori di Vittorio Jano, un progettista che arriva dalla Fiat.
L'ALFA ROMO P2 FU L'INDISCUSSA PROTAGONISTA DELLE CORSE DEGLI ANNI '20 Fu la prima vettura ad essere dotata di un motore a 8 cilindri della casa automobilistica lombarda. L'auto fu la prima creazione di Vittorio JANO che fu reclutato da Enzo FERRARI dalla Fiat dopo il fallimento della P.I successi degli anni venti consentirono l'inserimento della corona di alloro nello stemma dell' Alfa Romeo fino al 1971, quando fu eliminata a causa della costruzione dello stabilimento produttivo di Pomigliano d'Arco (NA) dove verrà costruita l'ALFASUD, la prima ALFA a trazione anteriore. Il motore della P2 aveva due carburatori seguiti da due compressori
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Anni '30 - GLI ANNI D'ORO - Nuvolari vince sempre su ALFA !!!
Ancora una volta, però, fattori esterni all'Azienda -e in particolare la crisi economica mondiale, avviata dal crollo della Borsa di Wall Street nel '29- incrinano l'espansione dell'Alfa che, nel 1933, passa sotto il controllo dell'Iri, l'Istituto per la Ricostruzione Industriale, nato da poco proprio per aiutare le aziende in crisi.
1933: l' ALFA è campione del mondo con l' Alfa 8C MONZA
Nel '34, comunque, le sue vetture da corsa, affidate alla Scuderia Ferrari, vincono più gare di tutte quelle delle altre Case. Nel '36 l'attività sportiva fa addirittura passare in secondo piano la produzione di serie. Due anni dopo, nasce la 8C 2900 B Lungo, che nella carrozzeria Touring, è l'Alfa più rappresentativa del periodo: il cofano imponente è simbolo di eleganza e di una potenza che affascinano. A confermare la tradizione che vede le auto destinate al mercato identiche nella meccanica e nei motori alle vincitrici delle competizioni, il modello conquista i primi tre posti alla Mille Miglia.
Nel frattempo, l'IRI indirizza la produzione verso i motori aeronautici e i veicoli industriali. Già nel '26, l'Azienda aveva cominciato a fabbricare -su licenza dell'inglese Bristol- motori stellari a nove cilindri per gli aerei. Negli anni Trenta, poi, nascono motori potenti e affidabili, richiesti anche all'estero. Merito degli avanzati materiali utilizzati, come la Duralfa, una lega leggera di alluminio usata per costruire eliche, pistoni, teste cilindri e altri componenti. Nel '39 nasce il 135, un 18 cilindri a doppia stella, che con quasi 2000 HP è il più potente propulsore dell'epoca. Altri motori conquistano tredici record mondiali di velocità, altezza e distanza. La produzione aeronautica raggiunge quasi l'80 per cento del fatturato annuo e per soddisfare le crescenti richieste,sul finire del decennio si costruisce uno stabilimento a Pomigliano D'Arco (Napoli).Il Marchio Alfa è apprezzato anche nei veicoli industriali. Il primo autocarro, il Bussing 50, è del 1931. Nel '35, il T85G vince un concorso internazionale per camion a gassogeno sul percorso Roma-Bruxelles-Parigi. Il modello 500, poi, nella versione autocarro trasporta 110 quintali, mentre come autobus è apprezzato per la linea, la comodità offerta ai passeggeri e la velocità di 68 chilometri orari. In una parola, sono mezzi affidabili anche in condizioni difficili, tanto che durante la campagna d'Etiopia l'Azienda fornisce all'Esercito Italiano oltre 2000 veicoli.
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Anni '50 - Gli anni della ricostruzione
I nuovi ambiziosi progammi dell'Azienda vengono sconvolti dallo scoppio della seconda guerra mondiale, il 10 giugno del 1940. L'Alfa deve riconvertire la produzione alle commesse militari e i suoi stabilimenti vengono bombardati più volte. Nonostante tutto, l'Azienda mantiene alto il livello tecnologico. Nel '42,per esempio, un trimotore italiano SM75 spinto da motori Alfa 128, vola per 20 mila chilometri, sino a Tokyo e ritorno. Dopo il bombardamento alleato del 20 ottobre 1944, però, nel complesso del Portello cessa ogni attività. La pace arriva nella primavera seguente, ma i primi mesi di lavoro sono difficili. Manca tutto: officine, materiali, componenti. Non potendo fabbricare altro, gli ottomila dipendenti del Portello costruiscono cucine elettriche, mobili metallici, infissi e saracinesche.L'attività automobilistica riprende soltanto nel '46, facendo gareggiare le 158 salvate dalle macerie e tornando a costruire le 6C 2500 d'anteguerra.Poi, arrivano le versioni dall'innovativo cambio al volante, che piacciono tanto ai Vip dell'epoca: da Rita Hayworth a Tyron Power, da Ranieri di Monaco a re Faruk d'Egitto. L'allestimento Super Sport Villa d'Este, nella carrozzeria Touring (1949), ne fa la più bella vettura di quegli anni (deve il nome alla vittoria conseguita nell'omonimo concorso d'eleganza per design d'auto).L'anno dopo, l'Alfa Romeo presenta il modello che rilancia le sorti dell'Azienda: la 1900, progettata da Orazio Satta Puliga. E' una berlina a quattro porte e cinque posti, la prima vettura del Biscione a carrozzeria autoportante.
Ne verranno costruiti circa 20 mila esemplari. Anche con questo modello l'Alfa Romeo miete successi sportivi. Tanto che, secondo un fortunato slogan, la 1900 diventerà "la macchina da famiglia che vince le corse". Ma,soprattutto, con questo modello è stato introdotto nella storia dell'automobilismo un nuovo concetto di vettura: la berlina ad alte prestazioni per uso quotidiano.Sulle piste dei Gran Premi, l'Alfa 158 (da tutti all'epoca soprannominata "Alfetta" per le sue dimensioni ridotte) ha la supremazia assoluta e nel 1950, con Nino Farina, conquista il Campionato del Mondo.L'anno dopo, Juan Manuel Fangio vince il Campionato del Mondo di F1 con la 159, un bolide entrato nella leggenda. Esteriormente quasi identica alla 158, adotta il più potente motore 1500 mai costruito: 425 cavalli, oltre 300 chilometri orari. Subito dopo, l'Alfa si ritira dai Gran Premi per concentrarsi a produrre auto di serie.
Gli anni della Giulietta - Sono gli anni della guerra fredda, alla quale De Gasperi, Adenauer e Schuman oppongono il sogno di un'Europa unita. In Italia è, soprattutto, l'inizio del boom economico. Nel '49 circolava un'auto ogni 96 abitanti, ma già una ogni 28 persone nel '58 e una ogni 11 nel '63. In un quinquennio,il prodotto interno lordo del Paese cresce del 6,3 per cento.
Nel '54 esordisce la Giulietta Sprint, coupè capostipite di molti modelli di successo: è la 1300 cc più desiderata dell'epoca e sarà venduta in quasi 28 mila esemplari.L'anno dopo vengono presentate la versione Spider, una delle più belle automobili a carrozzeria aperta di tutti i tempi, e la berlina: 53 cavalli e 140 chilometri l'ora di velocità massima.In questa categoria, non c'è niente di meglio sul mercato: il modello sintetizza lo stile, la personalità e la raffinatezza meccanica tipiche del Marchio e diventa uno status symbol. Per una decina d'anni le Giulietta manterranno inalterato il proprio fascino, ampliando il mercato dell'Alfa Romeo dalle decine di migliaia di unità alle centinaia di migliaia. La numero 100 mila esce dalle linee di montaggio del Portello nel febbraio del 1961, presente l'attrice Giulietta Masina in veste di madrina.Un'altra vettura importante di quel periodo è la 2000: alla versione berlina del '58, dalle linee squadrate, si affiancano la Spider e il CoupéL'anno seguente, per mantenere adeguati volumi produttivi, comincia la fabbricazione (su licenza Renault) dell'utilitaria Dauphine.A Pomigliano d'Arco, intanto, si continuano a produrre veicoli industriali e motori diesel Saviem. Nasce Romeo, veicolo commerciale per molteplici impieghi.
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Anni '60 - Il boom economico, Giulia e Duetto le best seller !!!
I primi anni Sessanta sono quelli delle Olimpiadi di Roma, della "nuova frontiera" di John F. Kennedy, di Giovanni XXIII, "il papa buono", di Yuri Gagarin, primo uomo lanciato nello spazio. E anche quelli dell'espansione dell'Alfa Romeo. La sede del Portello, ormai inglobata dall'espansione edilizia del capoluogo lombardo, si rivela insufficiente per i programmi produttivi. Così,si costruiscono uno stabilimento ad Arese (oltre due milioni e mezzo di metri quadrati di superfice), un autodromo per collaudare i prototipi a Balocco e un secondo complesso a Pomigliano D'Arco (la posa della prima pietra avviene il 29 aprile 1968).
L'Auto più rappresentativa del momento è la GIULIA ,arriva nel 1962 e si sviluppa in una vasta gamma di berline e di versioni sportive.Come ricorda uno slogan, è l'auto "disegnata dal vento" (è la prima auto ad essere interamente progettata in galleria del vento): frontale basso, quattro fari, cofano deportante, parabrezza sfuggente come quello di un aereo e, soprattutto, coda tronca. Il motore di 1570 centimetri cubi sfodera 92 cavalli. Della versione Coupé 1600 Sprint, nel 1963, la rivista inglese Car and Driver scrive: "Guidare questa macchina è puro divertimento". La Super 1600 del '65 offre sedili imbottiti, avvolgenti e plancia con portastrumenti in legno: insomma, berlina di rango, con un insospettabile temperamento sportivo (98 cavalli). In 14 anni se ne venderanno oltre un milione di esemplari. Che si tratti di un record è presto spiegato. Dal 1910 al 1955, l'Azienda ha venduto in tutto quasi 35 mila automobili e nel 1970 la produzione totale sarà di 108 mila vetture. L'anno dopo, ecco la 1750 Spider che come la "sorella", mantiene il curioso soprannome di "Osso di seppia": sarà prodotta sino al 1973 in 8.701 esemplari, 4.027 dei quali in allestimento per gli Stati Uniti.Sempre nel 1967 nasce la 1750 e, all'Esposizione mondiale di Montreal (Canada), viene esposta l'omonima coupé, sportiva prestigiosa che più avanti adotterà un motore 8V 2500. |
Anni '70 - Gli anni di piombo e della crisi energetica-
L'Alfetta simbolo di un' epoca
Nel giro di pochi anni, però, l'Azienda si scontra con nuovi problemi esterni. Nel nostro Paese, la crisi energetica e l'onda lunga della protesta sociale scoppiata nel '68 portano a tensioni politiche e sociali (occupazioni delle fabbriche, ferimento e uccisione di alcuni dirigenti) che culminano il 9 maggio 1978 nell'assassinio di Aldo Moro. L'inflazione è a due cifre e le vendite di auto diminuiscono. Il Gruppo Alfa Romeo -che al 31 agosto 1971 occupa oltre 32.500 persone- deve confrontarsi anche con finanziamenti insufficienti. Presenta, comunque, nuovi modelli come la berlina 2000 del 1971 (quasi identica, nello stile, alla 1750), l'Alfetta berlina del 1972 e, sempre nel '72, l'Alfasud.L'Alfasud, prima vettura del Biscione a trazione anteriore, incontra un certo successo: nel 1972 vengono prodotte in tutto 28 mila vetture; nel 1973, oltre 70 mila.Dall' Alfasud berlina deriverà poi l' Alfasud Sprint, la quale a sua volta si evolverà anni dopo nella Sprint. Il marchio Alfa Romeo cambia, sparisce la scritta MILANO....
L'Alfetta berlina è l'auto simbolo del decennio. Il successo di questo fortunatissimo modello, che anche nel nome vuole richiamare i successi dell' Alfetta 158 e 159 dei primi anni Cinquanta, si deve a un progetto che sposa felicemente stile accattivante e grintoso a meccanica sofisticata e motore brillante (il collaudato bialbero 1800 cc di 122 cavalli che assicura una velocità massima superiore a 180 km/h: il mensile Quattroruote rileverà 184 km/h). La linea,poi,coniuga una forma esterna compatta a un'elevata abitabilità interna e a un bagagliaio di forma molto regolare e, per questo, sfruttabile per 510 decimetri cubi. Tra l'altro, l'Alfetta sarà commercializzata (a partire dal 1980) anche con motorizzazione turbodiesel: inizialmente, si era pensato di adottare un motore Sofim (azienda di cui l'Alfa era azionista), ma in un secondo tempo l'interesse dei progettisti si rivolse verso i prodotti di un'altra azienda (facente anch'essa parte, come l'Alfa Romeo, dell'IRI-Finmeccanica): si trattava della VM di Cento, in provincia di Ferrara. L'unità prescelta fu un 4 cilindri 1995 cc da 82 cv capace di raggiungere i 158,7 Km/h. L'Alfetta diventava così la prima vettura italiana dotata anche di motore turbodiesel.Come per l'Alfasud anche nel caso dell' Alfetta, dalla berlina deriverà poi un coupé dal carattere forte e aggressivo: sarà l'Alfetta GT del 1974, un coupé di grande successo che qualche anno dopo si evolverà ulteriormente nel coupé GTV6. Nel 1977 debutta la nuova Giulietta e di due anni più tardi (1979) è l'ammiraglia Alfa 6.
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ALFA ROMEO E LE CORSE
Campionato Vetture Sport - Formula 1- FORMULA INDY
Nelle corse il Biscione continua a vincere. Merito delle tante versioni della 33. La prima, la 33/2 Sport Prototipo, debutta nel '67: adotta un propulsore V8 di 1995 centimetri cubi che eroga 270 cavalli e consente di raggiungere i 300 l'ora. Di due anni dopo è la 33/3: 2998 centimetri cubi, 400 cavalli e 310 di velocità massima. La 33 TT 3 compie le prime prove alla Targa Florio del 1971: rivisitata nella carrozzeria, adotta il motore precedente ma con potenza di 440 cavalli. Ulteriori affinamenti tecnici e l'adozione di un inedito 12 cilindri boxer (quindi,a cilindri contrapposti) portano alla nascita della 33 TT 12: la versione del 1975 -500 cavalli a 11500 giri/min- vince sette gare su otto del Campionato mondiale Marche. L'anno successivo nasce la 33 SC 12, che adotta un motore boxer 12 cilindri di 2995 centimetri cubi da oltre 520 cavalli. Con questo modello il Biscione si aggiudica il Campionato nelle vetture Sport 1977.
Nell'ultima corsa della stagione, però, corre la versione 33 SC 12 con motore turbo: il 12 cilindri boxer, nonostante la cilindrata ridotta a 2134 centimetri cubi, eroga 640 cavalli e consente alla vettura di superare i 350 chilometri orari.Nel 1978, in Formula 1, assieme alla Brabham, la squadra è terza nella classifica per Marche. Negli anni successivi, sino alla stagione 1985, l'Alfa continuerà ad impegnarsi nel campionato di Formula 1, ma la sempre più difficile situazione finanziaria dell'Azienda e la crescita esponenziale dei costi di organizzazione e gestione di una squadra di F1 non consentiranno più alla Casa di raggiungere livelli di competitività all'altezza della tradizione: nel 1985, l'Alfa uscirà definitivamente dalle competizioni di Formula 1.Sempre nel 1978, l'Alfa Romeo si accorda con la General Electric. Obiettivo: costruire insieme il propulsore aeronautico CF6-32. Nel '79 presenta il primo motore a turbina realizzato in Italia: l'AR 318 da 600 cavalli. L' Alfa Romeo ha anche partecipato in Formula Indy dal 1989 al 1991 per incrementare i volumi di vendita della Milano (75) e della 164 LS in vendita negli USA. Ha partecipato con la Scuderia March fornendo un 8 Cilindri a V di 90° con Turbocompressore , alesaggio e corsa mm 86x57 , cilindrata 2648,8 cm cubici, potenza di 720 cv a 11.800 giri al minuto. ALFA ROMEO IN FORMULA INDY >>>
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Anni '80 - Il fallimento,l'avvento della FIAT
la 75 chiude un ciclo storico e con lei va via la trazione posteriore
Il 1° gennaio 1981 l'Alfa Romeo S.p.A. è ormai una società capogruppo che esercita funzioni di controllo e pianificazione strategica in quattro diversi settori. Il primo settore -quello dell'attività automobilistica- comprende gli stabilimenti di Arese, del Portello e dell'Alfasud, l'Autodelta, la consociata sudafricana Bei e l'A.R.N.A (Alfa Romeo Nissan Automobili); quest'ultima è la società italo-giapponese costituita per produrre vetture che adottano i motori boxer Alfasud (lo stabilimento sorge nel 1981, a Pratola Serra, in provincia di Avellino). Al secondo settore -quello denominato "Produzioni Diversificate"- fanno capo l'Alfa Romeo Avio, l'Alfa Romeo Veicoli Commerciali, l'Arveco (sospensioni,veicoli speciali e motori per Renault), oltre che aziende di componentistica come la Spica. Il terzo e il quarto settore si occupano, rispettivamente, delle attività commerciali e di quelle finanziarie.Tra le vetture più rappresentative del decennio, ecco la berlina 33, con la quale -nel 1983- l'Alfa Romeo entra nel segmento delle "medie", prima occupato dall'Alfasud.
Da questa, la nuova vettura eredita la meccanica, mentre è inedita la linea a tre volumi e cinque porte. Poi, per una decina d'anni e con una significativa ristilizzazione nel 1990, è un susseguirsi di versioni (anche Station Wagon,denominata "Giardinetta" prima e "Sport Wagon" poi,e 4x4), migliorate negli allestimenti e con motori catalizzati (la prima, la 1.5 cat, è del marzo 1986) e più potenti come la 1.7 IE 16v cat Quadrifoglio Verde S da 129 cavalli del 1990. In tutto, la 33 sarà costruita in quasi un milione di esemplari, metà dei quali con motore di 1351 centimetri cubi, il 12 per cento nella versione GiardinettaSport Wagon e circa il 5% con trazione integrale. Nel 1985 l'Alfa Romeo festeggia il 75° compleanno battezzando con questo numero una nuova berlina. La linea cuneiforme richiama quella della Giulietta; gli interni comprendono, fra l'altro, volante regolabile in altezza, centralina di autodiagnosi, orologio digitale, contagiri elettronico e vetri atermici.Il motore è il classico quattro cilindri in linea bialbero, disponibile in varie cilindrate. Due anni dopo,al Salone di Ginevra,esordisce la versione 2.0i, prima auto di grande serie ad adottare una tecnologia sino ad allora utilizzata solo sulle auto da competizione: il Twin Spark, un sistema di accensione elettronica con due candele per cilindro, che consente di ottimizzare la combustione migliorando le prestazioni del motore e riducendo le emissioni.In campo sportivo, nel 1985 la GTV6 è Campione d'Europa Turismo e nel 1988 la 75 Turbo Evoluzione si afferma nel Campionato Italiano Velocità Turismo.Anche i veicoli commerciali ottengono un discreto successo. La Guardia di Finanza, per esempio, è uno dei maggiori clienti del furgone F12. Mentre i modelli AR8 e AR6 vengono offerti in ben 24 versioni: dai promiscui agli scuolabus, dai vetrinati al camper "Ravello". Da non dimenticare, poi, che nel 1985 nasce una società italo-giapponese per le vendite in Giappone e che l'anno dopo viene siglato un accordo con la Chrysler per vendere la futura Alfa 164 in Nord America.Nonostante questi successi la situazione finanziaria dell'Azienda si fa sempre più difficile, da fallimento: ciò a causa non di uno scarso successo dei modelli Alfa Romeo (i quali continuano invece a incontrare il favore del pubblico) e di una flessione delle vendite, ma principalmente a causa degli eccessivi costi dei fattori produttivi: all'inizio degli anni Ottanta, infatti, produrre un'Alfetta costava alla Casa tre volte quello che poi sarebbe stato il suo prezzo di listino.Nel novembre del 1986, l'Iri, guidato da Romano Prodi, decide allora di vendere l'attività automobilistica, la quale viene rilevata dalla Fiat.In seguito all'accordo si decide la chiusura della società A.R.N.A. (Alfa Romeo Nissan Automobili), la quale negli ultimi mesi del 1983 aveva portato alla commercializzazione della (commercialmente parlando) sfortunatissima Arna.Si trattava di una berlina due volumi:da parte Nissan c'era la progettazione e la produzione di tutte le parti della scocca; da parte Alfa Romeo c'era quasi tutta la meccanica (che ricalcava quasi interamente la meccanica dell'Alfasud) e la messa a punto complessiva. L'Arna uscì di scena nel 1987Altra Alfa poco fortunata di questi anni è la 90.Debutta quasi in contemporanea con la 75 e raccoglie la gloriosa eredità dell'Alfetta: la meccanica è praticamente identica (come d'altra parte anche per la 75), ma le sue linee e il suo stile non hanno quella personalità e quello spirito innovativo che (insieme a prestazioni al vertice della categoria) avevano costruito l'enorme successo (commerciale e di immagine) dell'Alfetta. Così, la 90 resta in produzione per pochissimo tempo e viene rapidamente quanto ingiustamente dimenticata.Per una necessaria ulteriore razionalizzazione industriale dell'Iri, anche l'Alfa Avio viene ceduta: prima all'Aeritalia e poi, nel 1996, alla FiatAvio.Anni difficili, dunque, ma che non impediscono all'Alfa di mettere a punto la formidabile SZ. Si tratta di un coupé 3000cc sviluppato sulla meccanica della 75. La sua variante spider è rappresentata dalla RZ. |
Anni '90 - Nuovo ciclo Fiat,gamma poco convincente...
ma sul finire del decennio la svolta: 156 , 147
Nel 1992, dallo stabilimento di Pomigliano D'Arco esce la 155, la quale l'anno dopo nella versione V6 TI (la antica sigla TI sta per Turismo Internazionale) si aggiudica il prestigioso DTM, il Campionato turismo tedesco.Nel 1994 e nel 1995, nascono rispettivamente le "sorelle" 145 e 146 (la prima:due volumi e tre porte; la seconda: tre volumi e 5 porte), con il bellissimo e aggressivo frontale dalla caratteristica forma a V e con i motori boxer che a partire dal 1997 vengono poi sostituiti dai più potenti bialbero quattro cilindri in linea Twin Spark, più consoni alla notevole massa delle vetture. Particolarmente riuscita la lieve ristilizzazione del 1999.
Sempre nel 1994 debutta l' Alfa Gtv che nasce dalle meravigliose forme della mitica Alfa Proteo. Un capolavoro di design e tecnica, un prototipo dal quale molte Alfa moderne traggono stile e potenza.
1995: l' Alfa Romeo abbandona il mercato USA per i numeri di vendita insoddisfacenti
1997: si cambia registro, debutta la 156 che fa dimenticare la 155 che non ha riscosso il successo sperato ed è subito boom, nel 2000 uscirà la versione SW denominata SPORTWAGON. 1998:Dopo 11 anni di onorata carriera, va in pensione la 164,ecco la 166 l'ammiraglia sportiva Alfa Romeo. Nel 2000 la 147 sostituirà la 145 e la 146, e diventa subito la prima della categoria.
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2000 - 2009 " Verso il centenario....."
I modelli più rappresentativi del primo decennio del XXI secolo iniziano con l'elezione della 147 come AUTO DELL'ANNO 2001, un successo meritato che serve per rilanciare l'immagine del marchio. 2002 - Adozione del 2.0 JTS sulla 156,presentazione concept Brera a Ginevra
Sempre nel 2002 sono lanciate le GTA, sia su 147 che su 156, il motore è lo storico V6 BUSSO portato a 3.200 cc con 250 cv.La concorrenza è al palo! Sul piano sportivo, gli anni Novanta rappresentano un periodo ricchissimo di successi per l'Alfa Romeo a tutti i livelli della categoria Turismo, sia in ambito nazionale che in ambito europeo. Abbiamo già ricordato, a titolo di esempio, lo storico trionfo della 155 nel DTM tedesco. Sul finire del decennio è la 156 a raccogliere degnamente la gloriosa eredità della 155. La 156ST conquista allori uno dopo l'altro nei campionati italiani ed europei, centrando consecutivamente il titolo di Campione (sia Campionato Marche che Campionato Conduttori) nelle prime due edizioni del rinato Campionato Europeo Turismo (stagione 2000 e stagione 2001). Nella stagione 2002, il nuovo regolamento del Campionato Europeo Turismo porta alla nascita della 156GTA che raccoglie l'eredità della 156ST e che si imporrà conquistando sia il titolo costruttori che il titolo conduttori. Sempre avanti, dunque, nel solco della tradizione! Nel 2003 l' ETCC è dominato dal pilota Gabriele Tarquini su Alfa 156 GTA che vince il Titolo piloti. 2003 - Restyling di fine carriera per 156, Gtv/Spider e 166, lancio della GT, la coupè derivata dalla 156.
2004: Viene lanciata la CROSSWAGON su base 156, 4x4 con differenziale Torsen C.
2005: La 156 va in pensione, la sua erede è la 159, vettura eccellente per doti stradali, peccato solo per la piattaforma troppo pesante che fa aumentare consumi e ahimè diminuire le prestazioni, però è anche la prima ALFA che supera con il massimo punteggio i Crash Test EURONCAP.
Sempre nel 2005, la sostituta della GTV viene lanciata, è la BRERA, i risultati commerciali sono al di sotto delle aspettative, il peso eccessivo della piattaforma Premium derivata dalla 159 la penalizza per prestazioni e consumi. Molti appassionati della marca non digeriscono il Nuovo V6 derivato da un V6 GM di origine HOLDEN ma con testata fatta dai tecnici ALFA. Questo motore viene prodotto a Port Melborne (AUSTRALIA).
2007 : viene prodotta in soli 500 esemplari l'Alfa 8C Competizione, una super car che si era già vista anni prima in veste di concept, nel 2009 arriva la versione spider sempre in edizione limitata per solo 500 fortunati.
2008: debutta la MITO, l'anti MINI, la bay Alfa....la compatta più sportiva di sempre!
L'erede della 147 prevista per il terzo trimestre 2009 è stata rinviata agli inizi del 2010.
Tutto sul nuovo accordo FIAT Chrysler
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