![]() |
Il declino degli anni Ottanta - La 75 chiude un ciclo storico...
Il
1° gennaio 1981 l'Alfa Romeo S.p.A. è ormai una società
capogruppo che esercita funzioni di controllo e pianificazione strategica
in quattro diversi settori. Il primo settore -quello dell'attività
automobilistica- comprende gli stabilimenti di Arese, del Portello e dell'Alfasud,
l'Autodelta, la consociata sudafricana Bei e l'A.R.N.A (Alfa Romeo Nissan
Automobili); quest'ultima è la società italo-giapponese
costituita per produrre vetture che adottano i motori boxer Alfasud (lo
stabilimento sorge nel 1981, a Pratola Serra, in provincia di Avellino).
Al secondo settore -quello denominato "Produzioni Diversificate"-
fanno capo l'Alfa Romeo Avio, l'Alfa Romeo Veicoli Commerciali, l'Arveco
(sospensioni,veicoli speciali e motori per Renault), oltre che aziende
di componentistica come la Spica. Il terzo e il quarto settore si occupano,
rispettivamente, delle attività commerciali e di quelle finanziarie.Tra
le vetture più rappresentative del decennio, ecco la berlina 33,
con la quale -nel 1983- l'Alfa Romeo entra nel segmento delle "medie",
prima occupato dall'Alfasud. Da questa, la nuova vettura eredita la meccanica, mentre è inedita la linea a tre volumi e cinque porte. Poi, per una decina d'anni e con una significativa ristilizzazione nel 1990, è un susseguirsi di versioni (anche Station Wagon,denominata "Giardinetta" prima e "Sport Wagon" poi,e 4x4), migliorate negli allestimenti e con motori catalizzati (la prima, la 1.5 cat, è del marzo 1986) e più potenti come la 1.7 IE 16v cat Quadrifoglio Verde S da 129 cavalli del 1990. In tutto, la 33 sarà costruita in quasi un milione di esemplari, metà dei quali con motore di 1351 centimetri cubi, il 12 per cento nella versione GiardinettaSport Wagon e circa il 5% con trazione integrale. Nel 1985 l'Alfa Romeo festeggia il 75° compleanno battezzando con questo numero una nuova berlina. La linea cuneiforme richiama quella della Giulietta; gli interni comprendono, fra l'altro, volante regolabile in altezza, centralina di autodiagnosi, orologio digitale, contagiri elettronico e vetri atermici.Il motore è il classico quattro cilindri in linea bialbero, disponibile in varie cilindrate. Due anni dopo,al Salone di Ginevra,esordisce la versione 2.0i, prima auto di grande serie ad adottare una tecnologia sino ad allora utilizzata solo sulle auto da competizione: il Twin Spark, un sistema di accensione elettronica con due candele per cilindro, che consente di ottimizzare la combustione migliorando le prestazioni del motore e riducendo le emissioni.In campo sportivo, nel 1985 la GTV6 è Campione d'Europa Turismo e nel 1988 la 75 Turbo Evoluzione si afferma nel Campionato Italiano Velocità Turismo. Anche i veicoli commerciali ottengono un discreto successo. La Guardia di Finanza, per esempio, è uno dei maggiori clienti del furgone F12. Mentre i modelli AR8 e AR6 vengono offerti in ben 24 versioni: dai promiscui agli scuolabus, dai vetrinati al camper "Ravello". Da non dimenticare, poi, che nel 1985 nasce una società italo-giapponese per le vendite in Giappone e che l'anno dopo viene siglato un accordo con la Chrysler per vendere la futura Alfa 164 in Nord America.Nonostante questi successi la situazione finanziaria dell'Azienda si fa sempre più difficile, da fallimento: ciò a causa non di uno scarso successo dei modelli Alfa Romeo (i quali continuano invece a incontrare il favore del pubblico) e di una flessione delle vendite, ma principalmente a causa degli eccessivi costi dei fattori produttivi: all'inizio degli anni Ottanta, infatti, produrre un'Alfetta costava alla Casa tre volte quello che poi sarebbe stato il suo prezzo di listino.Nel novembre del 1986, l'Iri, guidato da Romano Prodi, decide allora di vendere l'attività automobilistica, la quale viene rilevata dalla Fiat.In seguito all'accordo si decide la chiusura della società A.R.N.A. (Alfa Romeo Nissan Automobili), la quale negli ultimi mesi del 1983 aveva portato alla commercializzazione della (commercialmente parlando) sfortunatissima Arna.
Debutta
quasi in contemporanea con la 75 e raccoglie la gloriosa eredità
dell'Alfetta: la meccanica è praticamente identica (come d'altra
parte anche per la 75), ma le sue linee e il suo stile non hanno quella
personalità e quello spirito innovativo che (insieme a prestazioni
al vertice della categoria) avevano costruito l'enorme successo (commerciale
e di immagine) dell'Alfetta. Così, la 90 resta in produzione per
pochissimo tempo e viene rapidamente quanto ingiustamente dimenticata.Per
una necessaria ulteriore razionalizzazione industriale dell'Iri, anche
l'Alfa Avio viene ceduta: prima all'Aeritalia e poi, nel 1996, alla FiatAvio.Anni
difficili, dunque, ma che non impediscono all'Alfa di mettere a punto
la formidabile SZ. Si tratta di un coupé 3000cc sviluppato sulla
meccanica della 75. La sua variante spider è rappresentata dalla
RZ.
L'articolo e le immagini sono di proprietà dei rispettivi autori che ne detengono i diritti , |
|
©2000-2007 by Mito Alfa Romeo
|
|