Marchionne:la Panda si farà a Pomigliano,l’AD scrive a tutti i dipendenti

La Fiat Panda a partire dal 2011 sarà assemblata in Italia a Pomigliano d’Arco (ex stabilimento AlfaRomeo nato negli anni 70). Segnaliamo la versione integrale della lettera che l’ AD Fiat Group & Chrysler Group che ha scritto a tutti i dipendenti italiani del Gruppo FIAT (tratta da Milano Finanza).

FIAT PANDA 2011

“A tutte le persone del Gruppo Fiat in Italia.

Scrivere una lettera e’
una di quelle cose che si fa raramente e solo con le persone alle quali si
tiene veramente. Se ho deciso di farlo e’ perche’ la cosa che mi sta piu’
a cuore in questo momento e’ potervi parlare apertamente, per condividere
con voi alcuni pensieri e per fare chiarezza sulle tante voci che in
questi ultimi mesi hanno visto voi e la Fiat al centro dell’attenzione.
Non e’ la Fiat a scrivere questa lettera, non e’ quell’entita’ astratta
che chiamiamo “azienda” e non e’, come direbbe qualcuno, il “padrone”. Vi
sto scrivendo prima di tutto come persona, con quel bagaglio di esperienze
che la vita mi ha portato a fare. Sono nato in Italia ma, per ragioni
familiari e per motivi di lavoro, ho vissuto all’estero la maggior parte
dei miei anni e conosco bene la realta’ che sta al di fuori del nostro
Paese. Ed e’ questa conoscenza che sto cercando di mettere a disposizione
della Fiat perche’ non resti isolata da quello che succede intorno. Vi
scrivo da uomo che ha creduto e crede ancora fortemente che abbiamo la
possibilita’ di costruire insieme, in Italia, qualcosa di grande, di
migliore e di duraturo. Prendete questa lettera come il modo piu’ diretto
e piu’ umano che conosco per dirvi come stanno realmente le cose. Ci
troviamo in una situazione molto delicata, in cui dobbiamo decidere il
nostro futuro. Si tratta di un futuro che riguarda noi tutti, come
lavoratori e come persone, e che riguarda il nostro Paese, per il ruolo
che vuole occupare a livello internazionale. Basta pensare a quanto e’
basso il livello degli investimenti stranieri in Italia, a quante imprese
hanno chiuso negli ultimi anni e a quante altre hanno abbandonato il Paese
per capire la gravita’ della situazione. Non nascondiamoci dietro il
paravento della crisi. La crisi ha reso piu’ evidente e, purtroppo, per
molte famiglie, anche piu’ drammatica la debolezza della struttura
industriale italiana. La cosa peggiore di un sistema industriale, quando
non e’ in grado di competere, e’ che alla fine sono i lavoratori a pagarne
direttamente – e senza colpa – le conseguenze. Quello che noi abbiamo
cercato di fare, e stiamo facendo, con il progetto “Fabbrica Italia” e’
invertire questa tendenza. I contenuti del piano li conoscete bene e
prevedono di concentrare nel Paese grandi investimenti, di aumentare il
numero di veicoli prodotti in Italia e di far crescere le esportazioni. Ma
il vero obiettivo del progetto e’ colmare il divario competitivo che ci
separa dagli altri Paesi e portare la Fiat ad un livello di efficienza
indispensabile per garantire all’Italia una grande industria dell’auto e a
tutti i nostri lavoratori un futuro piu’ sicuro. Non ci sono alternative.
La Fiat e’ una multinazionale che opera sui mercati di tutto il mondo. Se
vogliamo che anche in Italia cresca, rafforzi le proprie radici e possa
creare nuove opportunita’ di lavoro dobbiamo accettare la sfida e imparare
a confrontarci con il resto del mondo. Le regole della competizione
internazionale non le abbiamo scelte noi e nessuno di noi ha la
possibilita’ di cambiarle, anche se non ci piacciono. L’unica cosa che
possiamo scegliere e’ se stare dentro o fuori dal gioco. Non c’e’ nulla di
eccezionale nelle richieste che stanno alla base della realizzazione di
“Fabbrica Italia”. Abbiamo solo la necessita’ di garantire normali livelli
di competitivita’ ai nostri stabilimenti, creare normali condizioni
operative per aumentare il loro utilizzo, avere la certezza di rispondere
in tempi normali ai cambiamenti della domanda di mercato. Non c’e’ niente
di straordinario nel voler aggiornare il sistema di gestione, per
adeguarlo a quello che succede a livello mondiale. Eccezionale semmai –
per un’azienda – e’ la scelta di compiere questo sforzo in Italia,
rinunciando ai vantaggi sicuri che altri Paesi potrebbero offrire. Anche
la proposta studiata per Pomigliano non ha nulla di rivoluzionario, se non
l’idea di trasferire la produzione della futura Panda dalla Polonia in
Italia. L’accordo che abbiamo raggiunto ha l’unico obiettivo di assicurare
alla fabbrica di funzionare al meglio, eliminando una serie interminabile
di anomalie che per anni hanno impedito una regolare attivita’ lavorativa.
Proprio oggi abbiamo annunciato che, insieme alle organizzazioni sindacali
che hanno condiviso con noi il progetto, metteremo in pratica questo
accordo. Insieme ci impegneremo perche’ si possa applicare pienamente,
assicurando le migliori condizioni di governabilita’ dello stabilimento.
So che la maggior parte di voi ha compreso e ha apprezzato l’impegno che
abbiamo deciso di prendere. Credo, inoltre, che questo non sia il momento
delle polemiche e non voglio certo alimentarle. Ma di fronte alle accuse
che sono state mosse e che hanno messo in dubbio la natura e la serieta’
del progetto “Fabbrica Italia”, sento il dovere di difenderlo. Non abbiamo
intenzione di toccare nessuno dei vostri diritti, non stiamo violando
alcuna legge o tantomeno, come ho sentito dire, addirittura la
Costituzione Italiana. Non mi sembra neppure vero di essere costretto a
chiarire una cosa del genere. E’ una delle piu’ grandi assurdita’ che si
possa sostenere. Quello che stiamo facendo, semmai, e’ compiere ogni
sforzo possibile per tutelare il lavoro, proprio quel lavoro su cui e’
fondata la Repubblica Italiana. L’altra cosa che mi ha lasciato incredulo
e’ la presunta contrapposizione tra azienda e lavoratori, tra “padroni” e
operai, di cui ho sentito parlare spesso in questi mesi. Chiunque si sia
mai trovato a gestire un’organizzazione sa bene che la forza di
quell’organizzazione non arriva da nessuna altra parte se non dalle
persone che ci lavorano. Voi lo avete dimostrato nel modo piu’ evidente,
grazie al lavoro fatto in tutti questi anni, trasformando la Fiat, che nel
2004 era sull’orlo del fallimento, in un’azienda che si e’ guadagnata il
rispetto e la stima sui principali mercati internazionali. Quando, come
adesso, si tratta di costruire insieme il futuro che vogliamo, non puo’
esistere nessuna logica di contrapposizione interna. Questa e’ una sfida
tra noi e il resto del mondo. Ed e’ una sfida che o si vince tutti insieme
oppure tutti insieme si perde. Quello di cui ora c’e’ bisogno e’ un grande
sforzo collettivo, una specie di patto sociale per condividere gli
impegni, le responsabilita’ e i sacrifici in vista di un obiettivo che
vada al di la’ della piccola visione personale. Questo e’ il momento di
lasciare da parte gli interessi particolari e di guardare al bene comune,
al Paese che vogliamo lasciare in eredita’ alle prossime generazioni.
Questo e’ il momento di ritrovare una coesione sociale che ci permetta di
dare spazio a chi ha il coraggio e la voglia di fare qualcosa di buono.
Sono convinto che anche voi, come me, vogliate per i nostri figli e per i
nostri nipoti un futuro diverso e migliore. Oggi e’ una di quelle
occasioni che capitano una volta nella vita e che ci offre la possibilita’
di realizzare questa visione. Cerchiamo di non sprecarla. Grazie per aver
letto questa lunga riflessione e grazie a tutti quelli, tra voi, che
vorranno mettere le loro qualita’ e la loro passione per fare la
differenza. Buon lavoro a tutti. Sergio Marchionne”.

null

Commenti

commenti