Marchionne gela tutti su Termini Imerese

La notizia era nell’aria da tempo e stavolta sarà difficile accusare l’azienda “cattiva” di voler fare profitti alle spalle dei poveri lavoratori: il numero uno del gruppo Fiat,
Sergio Marchionne, ha confermato oggi che il gruppo di Torino manterrà
gli impegni originari su Termini Imerese, ma non andrà oltre
.
“Lo stabilimento resterà aperto – ha spiegato Marchionne – e
rimpiazzeremo la vettura attualmente prodotta, la Lancia Y, con una
macchina nuova”. Resta invece sulla carta il progetto di
rilancio che avrebbe portato ad un raddoppio  delle linee di produzione
così da poter produrre una seconda vettura e far salire la produzione a
200 mila vetture all’anno.

 

Saltano soprattutto le 2.500 assunzioni che si sarebbero avute tra dirette e indotto. Il motivo di questa improvvisa gelata è tutto legato ai tempi e ai modi della politica siciliana: le dimissioni di Totò Cuffaro,
condannato a 5 anni favoreggiamento e rivelazione di segreto nel
processo alle talpe alla Dda, e lo scioglimento dell’assemblea
regionale infatti ha impedito l’approvazione di un emendamento che
avrebbe  dovuto assegnare 150 milioni di euro quale contributo della
Regione Sicilia all’accordo di programma da 1,3 miliardi. Soldi che il
consorzio Asi avrebbe poi utilizzato per opere infrastrutturali
nell’area industriale di Termini, a supporto della Fiat e del suo
indotto.

E visto che il mestiere di Fiat è
produrre vetture e non certo autostrade, linee elettriche o reti
idriche, a Torino visto il rischio di dover rifare

completamente i costi sobbarcandosi maggiori oneri e dunque una
produttività inferiore a quanto preventivato giustamente hanno stoppato
il tutto. In più il 25 gennaio il parlamentino di Palermo avrebbe
dovuto dare il via libera ad alcune norme che avrebbero portato ad un
minore costo del lavoro, norma che evidentemente andrà ora riproposta
con tempi e modalità ancora tutte da definire. In queste condizioni
razionalmente Machionne ha fatto il suo mestiere, tutelando
l’investimento dei suoi azionisti. 

Chi ancora
una volta non è stato in grado di fare il proprio sono i rappresentanti
politici, i questo caso locali, che dopo anni di empasse e di

mala gestio sono riusciti a “non gestire” neppure la conclusione
anticipata della legislatura regionale. Risultato:  maggiori costi per
Fiat, che così si limiterà a costruire la nuova Y (con tutta
probabilità) con una produzione di 100 mila esemplari l’anno.  Termini
resta dunque uno stabilimento relativamente piccolo e costoso e se non
si provvederà rapidamente nei mesi a venire è probabilmente destinato
ad un lento declino anziché all’auspicato rilancio.

FONTE WWW.AFFARITALIANI.IT 

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