ASCA:la Serbia non è l’alternativa a Mirafiori

Segue articolo dell’ASCA (Agenzia di stampa quotidiana nazionale) relativo alla discusssa vicenda della delocalizzazione industriale da Mirafiori verso la Serbia anticipata dai media nei giorni scorsi.

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L’annuncio dell’a.d. della Fiat di produrre nello stabilimento in Serbia la piccola monovolume erede di Idea e Musa ha sollevato grande clamore, alimentando timori e preoccupazioni sul futuro di Mirafiori. L’indicazione di Marchionne tuttavia non rappresenta una sconfessione e nemmeno un cambiamento di rotta rispetto al piano industriale al 2014 presentato in aprile. Mirafiori e Kragujevac non sono alternativi. Il piano Marchionne poi indica l’evoluzione produttiva negli 11 stabilimenti Fiat Group Automobiles nel mondo in termini di piattaforme e non di singoli modelli. Per Mirafiori la produzione annua, secondo il piano, passera’ dalle circa 200 mila auto del 2009 a circa 300 mila nel 2014 con due piattaforme, small (il segmento della Punto) e compact (l’equivalente della Bravo) mentre per l’impianto serbo e’ prevista una sola piattaforma (small) con una produzione di 170-180 mila pezzi l’anno.

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Non e’ difficile prevedere che Marchionne domani al tavolo confermera’ le indicazioni del piano e cioe’ la volonta’ del Lingotto di realizzare il progetto ”Fabbrica Italia” che prevede una produzione piu’ che raddoppiata a circa 1,4 milioni di auto l’anno oltre a 250 mila veivoli commerciali e i 2/3 del volume di investimenti che nel periodo ammontano a 26 miliardi di euro. Marchionne sicuramente confermera’ anche le condizioni per poter realizzare Fabbrica Italia.

Condizioni gia’ indicate nel piano e che secondo la Fiat sono le fondamenta per garantire efficienza e competitivita’ del settore motoristico italiano in un mondo completamente cambiato dopo la profonda recessione dell’anno scorso.

Piena utilizzazione degli stabilimenti con 18 turni settimanali, flessibilita’ per seguire l’andamento del mercato, rigoroso controllo dei costi. Presentando il piano industriale il 21 aprile, Marchionne aveva gia’ sottolineato la necessita’ di realizzare un ”nuovo modello di lavoro” basato sulla condivisione del futuro. L’ipotesi di disdetta del contratto di lavoro per tutti gli stabilimenti italiani (che scadra’ nel 2012) e’ perfettamente coerente con la filosofia di Fabbrica Italia. ”Il sindacato deve convincersi della necessita’ di modernizzare i rapporti industriali” ha detto Marchionne la settimana scorsa.

”Il piano rappresenta un’opportunita’ unica affinche’ il nostro complesso industriale in Italia compia un significativo passo in avanti, voltando pagina e chiudendo con un passato che non riflette la realta’ del mondo odierno.

Per raggiungere cio’, occorre aprire ora – diceva Marchionne il 21 aprile -un confronto con le organizzazioni sindacali per rinegoziare, sia a livello nazionale che locale, gli accordi che non sono piu’ adeguati ai requisiti correnti e, di fatto, comprometterebbero la realizzazione del piano.

Questa e’ una di quelle occasioni che capitano una volta sola nella vita”.

Negli ultimi tre mesi Marchionne ha spesso sottolineato questi concetti e la necessita’ che ogni singolo impianto ”funziona correttamente solo se e’ in grado di operare in modo spedito e se vi e’ stretta collaborazione tra tutte le parti coinvolte”.

Ad appena tre mesi di distanza, il piano 2010-2014 rappresenta la pietra angolare e la rotta per la crescita di Fiat come world player in grado di produrre oltre 6 milioni di auto l’anno. L’Italia e’ fondamantale nella strategia Fiat. Marchionne e’ consapevole che non puo’ esserci una Fiat globale senza un forte insediamento in Italia. Lo stesso Marchionne l’anno scorso sottolineava i limiti e i problemi di una radicale delocalizzazione: ”delocalizzare significa perdere capacita’ e competenze industriali che difficilmente si possono riacquisire”.

Nell’ambiente produttivo italiano certamente c’e’ qualcosa che non funziona se e’ vero che la produzione Fiat e’ progressivamente scesa fino a toccare le 650 mila auto l’anno scorso (contro le oltre 700 mila uscite dallo stabilimento brasiliano). La penisola e’ il secondo mercato europee in termini di auto vendute ma solo il settimo per produzione. Passi la Germania al primo posto con 5,2 milioni di auto (su 13,4 milioni in Europa, il livello piu’ basso dal 1996), ma deve far riflettere che al secondo e quarto posto figurano la Spagna (2,2 milioni) e Gran Bretagna (oltre 1 milione) che non hanno un grande produttore nazionale.

Il piano Fiat prevede una crescita di produzione in tutti gli impianti ad eccezione di Tychy in Polonia dove la riduzione sara’ comunque marginale e garantira’ oltre 400 mila pezzi l’anno. La produzione a Mirafiori la produzione aumentera’, secondo il piano, di circa 100 mila vetture entro il 2014. Per lo stabilimento di Cassino nel 2014 i volumi produttivi verranno quasi quadruplicati e i modelli prodotti saranno basati sull’architettura Compact.

Melfi gia’ vanta i piu’ alti livelli di utilizzazione industriale in Italia e nel 2014 raggiungera’ un livello ottimale con oltre 400 mila auto su architettura Small.

A Pomigliano d’Arco, il piu’ colpito dalla crisi e con il piu’ basso livello di utilizzazione l’anno scorso, il trasferimento della Panda garantira’ oltre 250 mila auto l’anno.

Emblematico il confronto tra i vari stabilimenti in termini di utilizzazione (235 giorni l’anno per 16 ore al giorno). In Italia solo Melfi supera il 100%, mentre Mirafiori si ferma al 90%, Cassino al 35%, Pomigliano al 20%.

Tychy arriva al 147% e Bursa in Turchia al 112%. In base al piano nel 2014 Melfi e Serbia raggiungeranno il 160% e tutti gli altri saranno comunque sopra il 110%.

Di Maulo (Fismic): Mirafiori polo mondiale Alfa Romeo – Virgilio Notizie

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