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Dopo la presentazione della Nuova Alfa Junior 2024 Made in Poland cosa ne resta della vera essenza del Biscione?

(MITOAR) Sapevamo già da tempo che con Stellantis i futuri modelli del brand milanese avrebbero condiviso l’uso di piattaforme del Gruppo PSA nella fascia media. Ci eravamo illusi che ci poteva essere una profonda diversificazione del prodotto pur nella condivisione dei pianali. In primis era auspicabile l’adozione di motori diverse rispetto alle nuove cugine francesi. Stiamo parlando di Alfa Romeo, non di un marchio qualsiasi. Un brand che grazie a FCA era tornato ad essere sè stesso con il Piano di RIlancio voluto da Marchionne con avvio nel 2015. Giulia, Stelvio e Tonale sono figlie di quella gestione. E abbiamo visto ed apprezzato il risultato finale. Dopo la prematura scomparsa del CEO Sergio Marchionne nel 2018 i proprietari del Gruppo FCA hanno preferito cedere tutto ai francesi di PSA invece che proseguire la strada avviata dal top manager italo-canadese. Il 16 gennaio 2021 nasce Stellantis e nella sostanza PSA ha inglobato tutta FCA imponendo strategie, piani produttivi e spostando il baricentro industriale verso Francia, Spagna e Polonia. Il tutto accadde nel totale silenzio della politica nazionale e dei sindacati nazionali; questi ultimi per molto meno avevano durante la gestione Marchionne sollevato polemiche strumentali ed ideologiche per molto meno.

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B-SUV ALFA CON CUORE FRANCESE E MADE IN POLONIA– Ad oggi quindi cosa abbiamo? La presentazione di un b-suv con tecnologia PSA prodotta in Polonia. Di Alfa c’è solo il marchio sul cofano ed una scudo che è stato totalmente stravolto. Sono evidenti le componenti già viste su Peugeot 2008, Opel Mokka, DS3 Crossback ed altre vetture del gruppo tra cui Fiat 600 e Jeep Avenger. Sul lato motoristico nessun utilizzo dei motori FCA, al suo posto il 1.2 a tre cilindri ciclo Miller da 136 CV con tecnologia ibrida a 48 Volt di origine PSA con turbo a geometria variabile e con catena di distribuzione. Non si poteva fare di meglio?

CONCORRENTI DELL’ALFA JUNIOR – In questo segmento di mercato ad oggi i concorrenti sono Audi Q2, Volvo EX30, Mini Aceman, Smart #1 ed anche la cugina Jeep Avenger. I prezzi partono da 30mila euro.

LA SITUAZIONE FINANZIARIA DELL’ALFA ROMEO OGGI – Nel 2023 l’Alfa Romeo  ha prodotto un utile operativo di circa 500 milioni di euro, con una produzione industriale annua che si è attestata a 70.500 vetture con tre vetture in gamma: Giulia, Stelvio e Tonale. L’utile per ogni veicolo è pari a 7.100 euro.

ALTA TENSIONE TRA GOVERNO ITALIANO E STELLANTIS SUL NOME MILANO – ALLA FINE SI CHIAMERA’ JUNIOR – Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha spiegato che chiamare Milano questo nuovo modello è vietato ai sensi della Legge italiana che nel 2003 ha definito l’Italian Sounding, una legge che prevede che non bisogna dare indicazioni che inducano in errore il consumatore, indicazioni fallaci legate in maniera esplicita alle indicazioni geografiche. Quindi un’auto con il nome Milano si deve produrre in Italia, altrimenti si dà un’indicazione fallace che non è consentita dalla legge italiana. Dopo pochi giorni Stellantis ha rettificato il nome da Milano a Junior. Ma analizzando bene la storia del Biscione Junior è sinonimo di altro e nello specifico fa ricordare la coupè nata negli anni Sessanta sulla base delle leggendaria Giulia. Tutt’altra storia rispetto a questo B-Suv imposto dalle leggi del mercato. Siamo polemici ad oltranza oppure siamo rispettosi di un grande passato e chiediamo maggiori sforzi per evitare pessime figure sul mercato? Ci permettiamo solo di esprimere pareri costruttivi. Null’altro!

TAVARES: PRODURRE IL B-SUV DELL’ALFA IN ITALIA AVREBBE FATTO LIEVITARE IL LISTINO AI CONSUMATORI DI OLTRE 10MILA EURO – Il Ceo di Stellantis Carlos Tavares ribadisce pubblicamente che non è stata considerata la produzione di questo modello in Italia poichè il listino sarebbe lievitato di oltre diecimila euro in più. Il potenziale acquirente di una vettura con un marchio del genere non si ferma al prezzo di listino ma alla qualità complessiva del veicolo e se risponde o mano al DNA del marchio. La produzione italiana rientra proprio nel valore aggiunto del brand al pari della Ferrari, della Maserati e della Lamborghini, sebbene abbiano questi tre luxury brand italiani un posizionamento sul mercato più elevato. Non è questo un dettaglio di poco conto e non si possono fare solo ragionamenti esclusivi sulle economie di scala e sull’abbattimento dei costi.

QUALE FUTURO IN ITALIA PER LA GAMMA ALFA ROMEO – La futura generazione della Stelvio arriverà nel 2025, nel 2026 toccherà alla Giulia e verrà mantenuta la produzione a Cassino (FR). Ma la piattaforma Giorgio Made in FCA sarà sostituita dal pianale STLA Large che sarà anche la futura base dei modelli Dodge e Maserati. Tavares ha anche rivelato di aver ricevuto un’offerta per vendere l’Alfa Romeo, prontamente rifiutata in quanto il marchio è tornato redditivo negli ultimi anni.

NEMMENO CON L’ARNA SI ERA OSATO COSI’ TANTO, MA ALMENO IL MOTORE ERA 100% MADE IN ALFA ROMEO – Negli anni Ottanta fece molto discutere l’ARNA acronimo di Alfa Romeo Nissan Auto. Questa vettura di segmento C doveva aiutare il brand ad incrementare le vendite. Vettura figlia di una joint venture tra Alfa ( che ricordiamo all’epoca era in mano all’IRI) e la giapponese Nissan. Scocca giapponese ( derivata dalla Nissan Pulasr) e motore boxer 100% Made in Alfa ( lo stesso dell’Alfasud). Per questa vettura il Governo italiano su pressioni della DC costruì un nuovo stabilmento a Pratola Serra (AV) dove venivano assemblate le scocche prestampate dal Giappone. Risultato? 50mila vetture vendute tra il 1983 e il 1987. Il Presidente dell’IRI Massacesi nella seconda metà degli anni Settanta volle questa vettura per contrastare maggiormente la Volkswagen Golf ma è anche vero che l’Alfa non aveva capitali a sufficienza per poter progettare da zero una vettura di quella fascia di mercato. Le lamiere prestampate lavorate in Giappone avevano risolto il problema della ruggine, che storicamente era un limite del progetto Alfasud ma è anche vero che la ruggine era figlia di sabotaggi nello stabilimento campano e non un limite progettuale. Ma questa è un’altra storia. Nel 1986 l’Alfa Romeo piena di debiti fu ceduta al Gruppo Fiat e non alla Ford su volontà del Governo Craxi. Dopo che il Gruppo Fiat ne ha acquisito il brand ha chiuso la joint venture con Nissan, l’Alfa è uscita dalla Formula 1 e lo stabilimento campano di Pratola Serra è stato riconvertito a stabilimento motoristico del gruppo. Tra il 1983 e il 1995 chi riuscì a contrastare la Golf fu l’Alfa 33, diretta discendente dell’Alfasud che fu venduta in ben 990mila esemplari.

A questo punto la domanda sorge spontanea: con la Junior cosa resta della vera essenza Alfa Romeo?

M.A.

Michele

Founder of MitoAlfaRomeo.Com Car Enthusiast & Automotive Journalist

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