La Ferrari torna nella scuderia Fiat per 892 milioni

Sergio Marchionne lo aveva anticipato al Salone di Parigi: «Entro il weekend riporteremo a casa la Ferrari». L’ad del Gruppo Fiat lavorava da tempo all’operazione, perfezionata nel giorno ideale, con Schumacher che in Cina torna al vertice del Mondiale di Formula 1. Sul piatto della bilancia c’era la quota di 2,3 milioni di azioni ancora in possesso di Mediobanca (pari al 28,63% dell’intero capitale) che nel 2002 vennero improvvisamente cedute per «fare cassa». Erano i giorni più difficili tra la crisi di mercato e la frenata nello sviluppo della joint venture con General Motors. Giuseppe Morchio decise così di consegnare alle banche una parte consistente dell’argenteria di famiglia per arginare la grave situazione economica.Una decisione che non venne condivisa, allora, dal presidente della Ferrari Luca Montezemolo, ben consapevole del valore rappresentato dalla Ferrari: un asset strategico ed economico troppo importante, un fiore all’occhiello della holding, il suo biglietto da visita nel mondo. Per questo Marchionne – dopo aver sconfitto l’emergenza e rilanciato il settore dell’Auto – ha considerato una priorità il riacquisto delle quote esterne del Cavallino. «La Ferrari è della Fiat e deve appartenere alla Fiat», ha ripetuto ancora a Parigi il manager italo-canadese.

Il Lingotto ha dunque esercitato l’option call per il riacquisto delle azioni possedute da Mediobanca (e dagli altri partecipanti al consorzio), elevando la propria partecipazione all’85%. In una nota il gruppo torinese spiega che «l’opzione era prevista dagli accordi stipulati in occasione della cessione». Il prezzo prefissato d’esercizio dell’opzione è di circa 892 milioni di euro, che verranno versati al momento del closing atteso nei prossimi giorni. Fiat attingerà a risorse disponibili, senza il ricorso a nuovi finanziamenti sul mercato. L’azienda dispone oggi di un’ampia liquidità grazie ai buoni risultati delle sue attività e alle recenti dismissioni di asset non strategici. Nessuno «scambio» dunque con Piazzetta Cuccia in vista della scadenza del patto di sindacato (giugno 2007). «Con Mediobanca ci prenderemo tutto il tempo necessario prima della scadenza», ha precisato l’ad. L’operazione rientra nella strategia del Gruppo di focalizzazione sul proprio core business e di valorizzazione delle attività automobilistiche, settore in cui proprio la Ferrari rappresenta il top del prestigio e dell’elevata tecnologia.

Il restante pacchetto azionario appartiene a Piero Lardi Ferrari (il figlio del fondatore detiene il 10%) e per il 5% alla Mubadala Development Company, una finanziaria di Abu Dhabi. Anche su questa quota Fiat mantiene un’opzione di riacquisto che, come ha spiegato Marchionne «eserciteremo in futuro, al momento opportuno». Per adesso gli arabi rimarranno all’interno della compagine azionaria Ferrari, anche in relazione all’importante progetto in corso per la realizzazione negli Emirati di un grande parco tematico interamente dedicato alla casa del Cavallino.

La Ferrari è un’azienda modello, a prescindere dai risultati sportivi che sono storicamente superiori a quelli ottenuti da tutti i grandi Costruttori che l’hanno sfidata nel mondiale di Formula 1. Pur dedicando ingenti risorse alle corse, Maranello ha ottenuto risultati straordinari con i suoi prodotti d’èlite. Ogni anno registra record significativi sotto il profilo del bilancio, conservando la propria invidiata esclusività. Nel 2006 conferma il trend positivo già registrato nel 2005: nei primi sei mesi ha conseguito ricavi per 706 milioni di euro, con una crescita del 16,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e ha raddoppiato il risultato della gestione ordinaria, passato da 32 a 64 milioni di euro con 2.749 vetture consegnate alla rete di vendita (+4,8%). Anche il 2006 si chiuderà con oltre 5 mila vetture consegnate (nel 2005 furono 5.409).

La Ferrari ha incrementato la propria presenza nei mercati emergenti, affidando alla filiale americana il controllo anche dei paesi del Centro e Sud America; è stata inoltre creata una nuova divisione commerciale per l’area Asia-Pacifico, che conta 13 mercati ad alto potenziale tra cui Giappone, Cina, Australia e Hong Kong.

Fonte: www.lastampa.it

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