Termini Imerese: i soldi non ci sono
Piombano timori e incertezze sullo stabilimento Fiat di Termini
Imerese. Dopo l’imprevista chiusura delle casse della Regione
siciliana, chiamata a investire 150 milioni di euro, quale contributo
all’accordo di programma da 1,3 miliardi, il Lingotto sarebbe pronto a
rivedere drasticamente il piano di rilancio.
Una prospettiva concreta
che mette sul piede di guerra sindacati e centrosinistra che puntano il
dito contro la maggioranza di centrodestra, mentre la Regione, accusato
il colpo, prova a porre rimedio. Secondo Fim, Fiom e Uil, il nuovo
progetto elaborato a Torino prevede che a partire dal 2009 a Termini
Imerese sara’ assemblata soltanto la nuova Lancia Y e non piu’ una
seconda vettura (la Punto o la Cinquecento) e riduce i volumi
produttivi, non piu’ 200 mila auto all’anno sfruttando due linee di
produzione ma 100 mila e su una sola linea. Nel piano inoltre non c’e’
piu’ spazio per la creazione di un nuovo indotto, per cui la Lancia
Ypsilon non sara’ prodotta interamente nella fabbrica siciliana, ma
sara’ assemblata con i componenti che continueranno ad arrivare da
Melfi e Mirafiori. Tra le conseguenze immediate c’e’ lo stop alle
assunzioni, ne erano previste 2.500 tra diretti e indotto. Il cambio di
strategia della Fiat sarebbe dovuto alla mancata approvazione
all’Assemblea regionale siciliana dell’emendamento per l’assegnazione
dei 150 milioni di euro, fondi che il Consorzio Asi avrebbe utilizzato
per opere infrastrutturali nell’area industriale di Termini, a supporto
della Fiat e dell’indotto.
L’emendamento doveva arrivare in aula lo
scorso venerdi’, ma le dimissioni del governatore Salvatore Cuffaro,
dopo la condanna a 5 anni per favoreggiamento e rivelazione di segreto
nel processo alle talpe alla Dda, hanno bloccato il provvedimento. La
Fiat, peraltro, non aspettava soltanto il finanziamento delle aree, ma
anche un altro provvedimento che, riducendo il costo del lavoro in
Sicilia, avrebbe agevolato le assunzioni: un provvedimento che il
governo Cuffaro, non ha mai portato in aula. A questo punto, il rischio
e’ considerato altissimo. Annuncia la leader della Fiom siciliana,
Giovanna Marano: "Organizzeremo una grande mobilitazione in Sicilia se
il governo regionale e la classe politica non interverranno in tempi
brevissimi".
Fonte WWW.AGI.IT
